AGROALIMENTARE, CUGINI: "PIÙ AGGREGAZIONE PER SOSTENERE I REDDITI"

AGROALIMENTARE, CUGINI: "PIÙ AGGREGAZIONE PER SOSTENERE I REDDITI"

Il Rapporto 2025 fotografa un sistema regionale in crescita, con 6,36 miliardi di produzione agricola e oltre 11,5 miliardi di export. La presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Emilia Romagna: "La sfida è fare in modo che questa forza si rifletta sempre di più sulla redditività dei produttori".

mercoledì 23 settembre 2026

L'agroalimentare dell'Emilia-Romagna cresce e rafforza la propria presenza sui mercati internazionali, ma dietro i risultati complessivi restano forti differenze tra le filiere e una questione decisiva per il futuro del settore: la redditività delle aziende agricole. È il quadro che emerge dal Rapporto sul sistema agroalimentare regionale 2025, realizzato da Regione Emilia-Romagna e Unioncamere Emilia-Romagna e presentato a Bologna. Nel 2025 il valore della produzione agricola ha raggiunto 6,36 miliardi di euro (+4,5%) e l'export ha superato gli 11,5 miliardi (+9,7%), mentre le produzioni vegetali hanno registrato una flessione del 7,7%.

Per Elisa Cugini (nella foto in copertina), presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Emilia Romagna, proprio la complessità di questo scenario conferma la necessità di rafforzare aggregazione e politiche di filiera, mettendo le aziende nelle condizioni di affrontare insieme volatilità dei mercati, costi, cambiamento climatico e difficoltà produttive. "L'aggregazione è un requisito imprescindibile per sostenere il reddito delle aziende agricole alle prese con effetti del cambiamento climatico, aumento dei costi, volatilità dei mercati e problemi produttivi – sottolinea Cugini –. Senza un reddito adeguato non si investe, non si innova e, alla lunga, si mette a rischio la stessa capacità produttiva dei nostri territori. Il sistema agroalimentare di questa regione non potrebbe esprimere i numeri del Rapporto presentato oggi senza il ruolo della cooperazione che ha sempre favorito politiche di filiera".

 

Una lettura che parte proprio dagli andamenti molto diversi registrati nei principali comparti. A trainare l'aumento del valore della produzione agricola è stata soprattutto la zootecnia, cresciuta del 16,8% fino a circa 3,5 miliardi di euro, con un incremento sostenuto principalmente dalla dinamica dei prezzi. Le produzioni vegetali, al contrario, si sono fermate a 2,7 miliardi, con un calo del 7,7% legato agli effetti del cambiamento climatico e alle criticità fitosanitarie e di mercato.

 

"È vero che il valore della produzione agricola è cresciuto nel 2025 del 4,5%, ma l'aumento è legato soprattutto ai prezzi, mentre i volumi arretrano leggermente e il calo del 7,7% delle produzioni vegetali conferma la fragilità di alcune filiere che determina poi l'aumento delle importazioni dall'estero – osserva Cugini –. Sul fronte dei mercati, invece, gli oltre 11,5 miliardi di euro di export agroalimentare testimoniano la capacità del sistema regionale di competere e creare valore: la sfida è fare in modo che questa forza si rifletta sempre di più sulla redditività dei produttori".

 

Proprio sul fronte dell'export arrivano alcuni dei dati più significativi. Dopo aver chiuso il 2025 oltre quota 11,5 miliardi, nel primo semestre 2026 le esportazioni agroalimentari regionali hanno raggiunto 5,8 miliardi di euro, lo 0,5% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Con una quota del 16,3% sul totale nazionale, l'Emilia-Romagna è diventata la prima regione italiana per export agroalimentare, davanti a Lombardia e Piemonte. Il 70,3% delle vendite all'estero è diretto verso l'Unione europea, dove nel semestre sono cresciute del 3,5%, mentre verso gli Stati Uniti si registra una flessione del 4,1%.

 

In questo quadro, il Rapporto offre anche alcuni elementi sul ruolo dell'aggregazione. Nell'ortofrutta circa la metà delle aziende aderisce a Organizzazioni di produttori: nel 2025 risultano attive 41 OP e 7 AOP, con programmi operativi per oltre 199 milioni di euro. Viene inoltre rilevata una maggiore capacità di accesso al credito delle imprese in forma collettiva, soprattutto per gli investimenti di medio periodo.

 

"Serve insistere su politiche che favoriscano processi di aggregazione e di filiera: non è un caso che nell'ortofrutta circa la metà delle aziende aderisca a Organizzazioni di produttori e che il Rapporto evidenzi una maggiore capacità di accesso al credito delle imprese in forma collettiva – prosegue Cugini –. Aggregarsi significa poter programmare, investire e presentarsi sul mercato con maggiore forza ed è proprio uno degli elementi caratteristici della cooperazione, che lavora per mettere i produttori nelle condizioni di affrontare insieme sfide che da soli sarebbero impossibili da sostenere".

 

A completare la fotografia è il peso raggiunto dall'intero sistema agroalimentare regionale. Le 46 produzioni Dop e Igp generano un valore stimato di quasi 4 miliardi di euro. Considerando la filiera in senso allargato, si arriva a 395.653 addetti e 24,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 13,2% del valore aggiunto regionale. Nel solo agroalimentare in senso stretto, al 30 giugno 2026 gli addetti sono 148.164, 2.151 in più rispetto a giugno 2025 (+1,5%).

 

Alla presentazione è intervenuto anche l'assessore regionale all'Agricoltura Alessio Mammi (nella foto in galleria) che ha sottolineato come la crescita della produzione e dell'export dimostri la capacità delle imprese di investire, innovare e competere sui mercati anche in uno scenario complesso. Per la Regione, la priorità resta tutelare il reddito agricolo e sostenere investimenti, innovazione, ricambio generazionale e qualità.

 

Sul fronte delle risorse, la dotazione dello Sviluppo rurale 2023-2027 supera il miliardo di euro. Sono stati attivati 91 bandi per oltre 933 milioni, con più di 571 milioni impegnati e 243 milioni già erogati. Nel 2025, attraverso Agrea, sono stati inoltre erogati circa 301 milioni di euro di pagamenti diretti a sostegno di circa 37mila aziende agricole.