MILZA: "SUPERARE I CONFINI DI SETTORE PER VINCERE LE SFIDE"

MILZA: "SUPERARE I CONFINI DI SETTORE PER VINCERE LE SFIDE"

Nella nuova edizione di Lettera dalla Cooperazione, il presidente di Confcooperative Emilia Romagna, Francesco Milza, riflette sulla stagione assembleare in un'intervista che tocca i principali temi emersi da questo intenso periodo di rinnovamento delle Federazioni regionali dell'organizzazione

lunedì 6 luglio 2026

Se è vero che le assemblee sono spesso il momento in cui un’organizzazione si guarda allo specchio, quelle delle Federazioni di settore di Confcooperative Emilia Romagna hanno restituito l’immagine di un sistema che continua a trovare nella propria pluralità una forza, ma che allo stesso tempo avverte la necessità di costruire connessioni sempre più strette tra mondi che fino a ieri dialogavano meno di quanto avrebbero potuto. Un passaggio che riguarda il modo stesso di interpretare il ruolo della cooperazione nei processi di sviluppo economico e sociale. Discutiamo della stagione assembleare appena conclusasi con il presidente Francesco Milza.

Presidente Milza, quale immagine restituisce questa stagione assembleare delle Federazioni regionali?

Restituisce l’immagine di un sistema vitale, consapevole delle difficoltà del contesto ma anche delle proprie potenzialità. Le assemblee hanno confermato il valore delle Federazioni come luoghi di rappresentanza e confronto, ma soprattutto hanno evidenziato un elemento che considero centrale: oggi le sfide non si possono più affrontare più in modo settoriale. Le cooperative continuano ad avere radici molto forti nei propri comparti, ma i problemi che devono risolvere e le opportunità che possono cogliere sono sempre più trasversali. Questo ci impone di ragionare in maniera diversa rispetto al passato: le sfide non hanno più confini di settore, per vincerle dobbiamo interagire e crescere.

Se le sfide non hanno più confini di settore, che conseguenze ha questo per il modo di fare cooperazione?

Credo sia uno dei cambiamenti più significativi che abbiamo di fronte. Se guardiamo ai temi emersi nelle assemblee, ci accorgiamo che i bisogni delle persone e dei territori sono sempre meno riconducibili a un singolo ambito. Pensiamo all’abitare: oggi non significa soltanto costruire o gestire alloggi, ma ragionare di servizi, welfare, relazioni sociali e qualità della vita. È una dimensione che ritroviamo anche nelle cooperative di comunità, dove casa, servizi di prossimità e sviluppo territoriale diventano spesso elementi di uno stesso progetto e si rivelano le soluzioni migliori per rigenerare territori in difficoltà, ma sempre con approccio intersettoriale. Lo stesso vale per il welfare culturale, che sta finalmente venendo riconosciuto come uno strumento capace di generare benessere, inclusione e coesione sociale grazie all’integrazione con i servizi per le comunità. Un altro esempio lampante è quello della necessità, sempre più evidente, di integrazione tra cooperazione sociale e cooperazione sanitaria: l’invecchiamento della popolazione e la crescita dei bisogni sociosanitari richiedono infatti risposte maggiormente coordinate, in cui cura e assistenza, senza scordare l’inclusione, non possono più essere considerate separatamente. Per molti anni abbiamo organizzato la nostra capacità di risposta partendo dai singoli settori e dai singoli bisogni. Oggi, pur mantenendo il valore e la specificità delle Federazioni, dobbiamo essere capaci di costruire progettualità trasversali. Non significa superare le identità dei comparti, ma metterle in dialogo. Le sfide che abbiamo davanti richiedono competenze diverse che devono integrarsi. È in questa capacità di connessione che la cooperazione, a mio avviso, può davvero esaltarsi.

L’economia sociale è stata al centro di molte riflessioni durante le assemblee. Che significato assume oggi per la cooperazione?

Rappresenta una grande opportunità. Per la prima volta si sta consolidando una visione che considera l’economia sociale non come un ambito marginale ma come una componente strutturale dello sviluppo economico e sociale. È un cambio di paradigma importante, perché supera l’idea che il valore di un’impresa possa essere misurato esclusivamente dai risultati economici. In questo senso la cooperazione è uno dei protagonisti naturali di questo modello, perché da sempre interpreta l’attività economica non come un fine in sé, ma come uno strumento per generare opportunità, oltre che per rispondere a bisogni collettivi. Questi sono terreni sui quali la cooperazione può portare una lunga esperienza e una credibilità costruita sul campo. Per questo guardiamo con interesse sia al percorso nazionale sia alle prospettive regionali. Tuttavia, non dobbiamo fermarci agli aspetti normativi, la vera sfida è principalmente culturale: dobbiamo essere capaci di rendere visibile il valore che le cooperative, e gli altri enti dell’economia sociale, producono ogni giorno nelle comunità, spesso in modo silenzioso ma determinante.

Un altro tema trasversale è quello dell’innovazione tecnologica. Quale approccio deve avere il mondo cooperativo?

L’innovazione non può essere considerata soltanto una questione tecnica. L’intelligenza artificiale, la digitalizzazione dei processi e la gestione dei dati stanno già ridefinendo il modo di lavorare, di produrre e di organizzare le imprese. La vera scelta che abbiamo davanti non è se partecipare o meno a questo cambiamento, ma se subirlo oppure contribuire a orientarlo. Per la cooperazione il rischio maggiore sarebbe quello di arrivare sempre un passo dopo, inseguendo modelli e soluzioni pensati da altri. Essere pionieri assoluti non sarà sempre possibile, ma possiamo e dobbiamo essere protagonisti originali di questa trasformazione, mettendo al centro ciò che ci distingue: le persone, le relazioni e l’impatto sulle comunità. Se sapremo leggere queste innovazioni non soltanto come strumenti per aumentare l’efficienza, ma come opportunità per migliorare il lavoro, rafforzare la competitività delle imprese e generare nuovo valore sociale, allora la cooperazione potrà avere un ruolo determinante anche in questa fase di cambiamento. Per farlo servono investimenti, competenze e accompagnamento, ma soprattutto la consapevolezza che questa sfida riguarda tutti i settori e tutte le Federazioni.

Durante diverse assemblee è emerso anche il tema del dimensionamento delle cooperative. Perché è una questione così importante?

Perché riguarda direttamente la capacità delle cooperative di affrontare il futuro. In comparti diversi, dall’agroalimentare al sociale, passando per i servizi e la cultura, emerge la necessità di rafforzare la dimensione organizzativa e imprenditoriale delle imprese cooperative. Non si tratta di crescere per il gusto di crescere e per incrementare il fatturato, non è così che si ragiona in ambito cooperativo. Si tratta di avere le dimensioni adeguate per sostenere investimenti, innovare, attrarre professionalità, affrontare la competizione e generare opportunità per soci e lavoratori. In molti casi questo significa interrogarsi senza pregiudizi anche sul tema delle aggregazioni e delle fusioni. Dobbiamo superare l’idea che la crescita dimensionale comporti necessariamente una perdita di identità. Spesso è vero il contrario: avere strutture più forti significa poter continuare a perseguire con maggiore efficacia la propria missione cooperativa e rispondere meglio ai bisogni dei soci e delle comunità. Chiaramente, questo non è sempre possibile, ma il nostro scopo è proprio quello di cercare le soluzioni migliori per tutelare tutte le nostre associate, dalle più grandi alle più piccole.

Qual è allora il messaggio più importante che emerge da questa stagione assembleare?

Che nessuno può affrontare da solo le trasformazioni che stiamo vivendo. Le assemblee ci hanno restituito l’immagine di una cooperazione che vuole continuare a essere protagonista dello sviluppo regionale, quando non anche nazionale ed europeo, ma che è chiamata a farlo in modo nuovo. Servono più connessioni tra settori, più collaborazione tra soggetti diversi, più capacità di integrare competenze e visioni. La cooperazione ha sempre avuto nella collaborazione uno dei suoi valori fondanti, oggi quel principio diventa anche una necessità strategica. Le sfide che abbiamo davanti richiedono risposte sempre più integrate. È in questa direzione che dobbiamo continuare a lavorare, perché è lì che si giocherà una parte importante del nostro futuro.

Lettera dalla Cooperazione, n.2, giugno 2026: LEGGI L'EDIZIONE COMPLETA QUI