L’Italia ha avviato una nuova fase per l’economia sociale con la pubblicazione del primo Piano nazionale per l’economia sociale, lo strumento che dà attuazione alla Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 27 novembre 2023 sulle condizioni favorevoli allo sviluppo del settore. Un passaggio importante che riconosce il ruolo di cooperative, imprese sociali e organizzazioni del Terzo settore nello sviluppo economico e nella coesione delle comunità. In questo contesto si inserisce anche il nuovo rapporto “Economia sociale 2025. Evidenze, sfide e traiettorie per l’Italia”, realizzato da Euricse, che offre una fotografia aggiornata delle dimensioni e delle caratteristiche di questo ecosistema economico e sociale.
Il volume è realizzato da Euricse, istituto di ricerca con sede a Trento specializzato nello studio della cooperazione, dell’impresa sociale e dei modelli economici orientati al bene comune. Il rapporto segna inoltre l’avvio dell’Osservatorio sull’economia sociale promosso dall’istituto, nato con l’obiettivo di rafforzare la disponibilità di dati e strumenti di analisi capaci di accompagnare le politiche pubbliche e la crescita del settore.
Proprio la disponibilità di informazioni affidabili rappresenta oggi una condizione fondamentale per comprendere le trasformazioni in corso. I numeri restituiscono un quadro tutt’altro che marginale. Nel 2023 in Italia si contano oltre 405 mila organizzazioni riconducibili all’economia sociale, che occupano complessivamente circa 1,54 milioni di addetti. A questi si aggiungono più di 4,5 milioni di volontari, secondo le stime del Censimento Istat delle istituzioni non profit del 2021. La struttura del settore è eterogenea: le associazioni rappresentano la componente più numerosa, mentre cooperative sociali e imprese sociali concentrano oltre il 70% dell’occupazione complessiva.
“L’economia sociale è un ecosistema articolato che coinvolge lavoro, partecipazione civica e sviluppo locale”, osserva Chiara Carini, ricercatrice senior di Euricse e coautrice del volume. Le analisi contenute nel rapporto evidenziano infatti un settore ad alta intensità occupazionale e con una significativa capacità di inclusione, in particolare nei confronti delle persone con maggiori difficoltà di accesso al mercato del lavoro. Accanto al lavoro retribuito, il volontariato continua a rappresentare una componente strutturale, contribuendo alla partecipazione civica e al funzionamento delle organizzazioni.
Il rapporto dedica inoltre particolare attenzione al rapporto tra economia sociale e territori. Nei servizi socio-sanitari, nelle aree rurali e in molti contesti del Mezzogiorno, le organizzazioni dell’economia sociale svolgono un ruolo fondamentale nella produzione di servizi e nella tenuta dei sistemi locali di welfare, spesso colmando vuoti lasciati dall’intervento pubblico. Allo stesso tempo emergono dinamiche di trasformazione legate alla professionalizzazione delle attività, al ricambio generazionale e alla crescente valorizzazione delle competenze volontarie.
Il quadro che emerge dal rapporto di Euricse conferma quindi il peso strutturale dell’economia sociale nell’economia italiana. In una fase in cui il Piano nazionale per l’economia sociale punta a rafforzarne il ruolo nelle politiche pubbliche, strumenti di osservazione e analisi come quelli messi a disposizione dall’Osservatorio sull’economia sociale diventano fondamentali per accompagnare lo sviluppo del settore e valorizzarne il contributo alla crescita dei territori e alla coesione delle comunità.