La Regione Emilia-Romagna ha scelto Bologna per ospitare la prima edizione degli Stati generali delle Dop e Igp, un appuntamento inedito nel panorama nazionale pensato per aprire un confronto strutturato sul futuro delle produzioni di qualità certificata. Al centro del summit il ruolo delle Indicazioni geografiche come leva di sviluppo economico, competitività delle filiere e presidio dei territori, assumendo l’esperienza emiliano-romagnola, riconosciuta come Food Valley d’Europa, come riferimento per un modello di crescita fondato su qualità, identità territoriale e capacità competitiva sui mercati internazionali.
Un ruolo che trova conferma nei numeri. L’Emilia-Romagna conta 44 produzioni Dop e Igp, il numero più alto in Italia, con un valore della Dop Economy pari a 3,9 miliardi di euro. Nel complesso l’agroalimentare regionale vale circa 37 miliardi di euro, di cui oltre 10,2 miliardi di esportazioni nei primi nove mesi del 2025, quasi il 18% dell’export agroalimentare italiano. Sul territorio operano più di 53mila imprese agricole e agroalimentari, di cui circa 4.500 dell’industria alimentare, mentre la produzione lorda vendibile agricola si attesta a 6 miliardi di euro. In questo scenario si inserisce il peso strutturale della cooperazione agroalimentare regionale, composta da 530 cooperative con 14,4 miliardi di euro di valore della produzione, 30mila addetti e 95mila adesioni da aziende agricole, protagonista in modo determinante nelle principali filiere: oltre il 90% in pesca e acquacoltura, più dell’80% nel vitivinicolo, circa il 70% nel sistema del Parmigiano Reggiano Dop, oltre il 50% nell’ortofrutta e il 100% nella filiera bieticolo-saccarifera.
“Con gli Stati generali delle Dop e Igp l’Emilia-Romagna si conferma un laboratorio nazionale per le politiche della qualità agroalimentare”, hanno dichiarato il presidente Michele de Pascale (nella foto di copertina) e l’assessore all’Agricoltura Alessio Mammi (nella foto in galleria). “Apriamo un confronto strutturato sul futuro delle Indicazioni geografiche in Europa e nel mondo, per contribuire alla costruzione di un vero piano di azione europeo capace di rilanciare il settore e rafforzare cultura alimentare, crescita dei territori e identità”. Un impegno che si traduce anche in risorse concrete, con 25 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione nel biennio 2025-2026 per la promozione agroalimentare.
Il valore delle Dop e Igp è stato richiamato anche nel loro legame con territorio e turismo. L’assessora al Turismo e Commercio Roberta Frisoni ha sottolineato come le Indicazioni geografiche rappresentino “eccellenze riconosciute a livello internazionale e autentiche ambasciatrici di territori, tradizioni e identità”, al centro di un sistema di iniziative che, dalle Strade dei sapori alle fiere e agli eventi enogastronomici, contribuisce ad attrarre un turismo sempre più consapevole e orientato alla qualità. In questo contesto si inserisce anche il riconoscimento ottenuto dalle cantine emiliano-romagnole al Concours mondial de Bruxelles 2025, dove la Regione ha premiato con una medaglia d’argento le realtà vitivinicole distintesi nella competizione internazionale (la premiazione tra le foto in galleria), a conferma della solidità e della reputazione delle produzioni a Indicazione geografica sui mercati esteri.
Ampio spazio è stato dedicato infine allo scenario europeo. Nel corso del convegno la Regione Emilia-Romagna ha ribadito, insieme al Comitato delle Regioni, la propria contrarietà all’ipotesi di accorpamento dei fondi della Politica agricola comune (PAC) e dei Fondi di coesione nel prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea, una scelta che rischierebbe di compromettere redditi agricoli, investimenti e sicurezza alimentare. Allo stesso tempo è stato valorizzato il recente via libera del Parlamento europeo al nuovo Regolamento sulle Dop e Igp, che rafforza la tutela del reddito degli agricoltori, la sostenibilità e la trasparenza verso i cittadini. In questo quadro si collocano le cinque proposte strategiche rilanciate dalla Regione per rafforzare il ruolo delle Indicazioni geografiche in Europa, scelte che – come hanno concluso de Pascale e Mammi – rimettono al centro l’agricoltura e la produzione di qualità come base di uno sviluppo equo e radicato nei territori.