LA ROMAGNA È TERRA DI WORKERS BUYOUT

LA ROMAGNA È TERRA DI WORKERS BUYOUT

Focus del Corriere Romagna che racconta la storia delle imprese salvate dai lavoratori riuniti in cooperativa, grazie al supporto di CFI e Confcooperative.

giovedì 14 luglio 2022

Romagna terra di workers buyout, le cooperative di lavoratori che rilevano le aziende in crisi o senza prospettive future. Lo racconta il Corriere Romagna, quotidiano locale che nei giorni scorsi ha dedicato un ampio approfondimento all’argomento, segnalando come dal 2011 siano state dieci le aziende salvate grazie a questo strumento, in particolare con il supporto e il sostegno di Cooperazione Finanza Impresa (CFI), oltre che di Confcooperative Romagna. Dal focus sulla Legge Marcora del 1985 che ha sempre garantito il sostegno dello Stato ai lavoratori che costituendosi in cooperativa si propongono di acquistare l’azienda in difficoltà, al racconto delle nuove imprese attive in diversi settori produttivi, merceologici e dei servizi: nell’inchiesta c’è spazio per un racconto dettagliato ed esaustivo di queste realtà.

 

Numerose le storie di cooperative romagnole di workers buyout raccontate nell’articolo. Innanzitutto, la Raviplast di Ravenna, specializzata in imballaggi plastici e fondata nel 2013; quindi la tipografia e casa editrice Edizioni Moderna (sempre di Ravenna) nata nel 2014. Nel 2015 è stata la volta della Soles Tech di Forlì (edilizia antisismica), seguita l’anno successivo dalla Clas di Bagno di Romagna (recupero territorio montano, forestazione, manutenzione verde, energia rinnovabile), quindi nel 2018 la Nuova Butos di Forlimpopoli (bustine per lo zucchero). Negli ultimi anni sono nate poi la Agathis di Forlì (arredamenti), Forlì Tank Factory (cisterne e serbatoi), SCS di Santa Sofia (segnaletica stradale) e Happiness di Rimini (moda).

 

Nella foto principale, i lavoratori della cooperativa Agathis di Forlì in occasione della costituzione.