IFAB, SUPPORTO ALLE IMPRESE PER LA SFIDA ALL'IA

IFAB, SUPPORTO ALLE IMPRESE PER LA SFIDA ALL'IA

Nel nuovo numero di Lettera dalla Cooperazione, l'intervista a Eleonora Barelli, Head of Education and Foresight di IFAB, per comprendere al meglio le progettualità della fondazione rispetto all'Intelligenza Artificiale

mercoledì 7 gennaio 2026

“Quando ci confrontiamo con aziende o realtà lavorative il primo obiettivo che ci prefissiamo è quello di fargli acquisire una maggior consapevolezza rispetto all’Intelligenza Artificiale, spiegando chiaramente di che cosa si tratta e fornendo percorsi strutturati, modulari e applicabili, affinché la trasformazione digitale avvenga in modo concreto e consapevole. Progressivamente il nostro supporto è sempre più richiesto: è sicuramente un segnale positivo perché evidenzia quanto sia aumentato l’interesse delle imprese su uno strumento che può essere di grande aiuto per affrontare al meglio le sfide del presente e del futuro”.

È questa l’analisi di Eleonora Barelli (nella foto in copertina), Head of Education and Foresight di IFAB (International Foundation Big Data and Artificial Intelligence for Human Development), la fondazione collegata al DAMA Tecnopolo Data Manifattura di Bologna che persegue obiettivi di consolidamento, valorizzazione e promozione della ricerca scientifica, con particolare riferimento a Big Data e Intelligenza Artificiale, sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale all’interno delle Aziende.

Tra i soci di IFAB figura anche Confcooperative Emilia Romagna, una delle prime realtà ad aver sostenuto le attività della fondazione.

 

“L’intelligenza artificiale è ormai uno strumento quotidiano per moltissime persone in ambito lavorativo - spiega Barelli -. Quando entriamo in azienda una media di sette persone su dieci afferma di utilizzare regolarmente strumenti di IA generativa, come il più famoso ChatGPT. Questo strumento, nella maggior parte dei casi, serve per revisionare testi, documenti o prendere spunto per la propria attività individuale. Diverso invece è il quadro se si osserva il processo aziendale nel suo insieme. In questo caso solo un’azienda su cinque sta integrando l’IA all’interno di una trasformazione digitale completa”. I motivi possono essere diversi, anche se il più diffuso “è il fatto che molte realtà hanno competenze frammentate e nessuno si sente davvero responsabile della trasformazione digitale - sottolinea Barelli -. Per questo oggigiorno servono visione e competenza, ed è quello che IFAB cerca di fornire alle aziende”.

 

Anche il contesto nazionale amplifica in parte questa situazione. Le imprese italiane, che sono più piccole della media europea, chiedono infatti investimenti chiari e soprattutto ritorni immediati, scenario che in alcuni casi non può essere garantito. “Nel nostro Paese abbiamo iniziato a utilizzare l’IA in ambito lavorativo molto più tardi rispetto a gran parte dell’Europa e questo è stato inevitabilmente pagato - prosegue Barelli -. Il recupero però c’è stato: nelle piccole-medie imprese utilizziamo maggiormente l’Intelligenza Artificiale rispetto a Portogallo, Grecia e Cipro e stiamo recuperando molto sulla Francia, che è al 9,9% contro il nostro 8,2%. La sfida come si può intuire non è solo tecnologica, ma culturale e dimensionale”. Proprio per questo l’attività che viene svolta insieme a Confcooperative Emilia Romagna è sicuramente positiva perché “ci permette di affrontare, a livello teorico e pratico, moltissimi aspetti che possono servire sia oggi che domani: i partecipanti stanno facendo un ottimo lavoro, dimostrando come si tratti di un argomento che se ben recepito può garantire ottimi risultati”, conclude Barelli.

 

Nel corso del 2025 Fondazione IFAB ha formato oltre 1.500 professionisti di imprese e cooperative, attivato più di 50 percorsi di capacity building dedicati all’IA responsabile e accompagnato decine di PMI nella definizione di progetti di innovazione sostenibili. Numeri che confermano quanto sia forte la richiesta di orientamento e quanto sia ormai imprescindibile una guida qualificata per trasformare l’interesse verso l’IA in progetti reali. “Ogni percorso che avviamo - conclude Barelli - dimostra che, con il giusto metodo, anche le organizzazioni più piccole possono introdurre l’Intelligenza Artificiale in modo efficace e sicuro. La sfida ora è accelerare: le imprese che oggi investono in competenze saranno quelle che domani faranno realmente la differenza”.

 

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