Il futuro del Piano nazionale per l'economia sociale passa ora dalla sua traduzione in interventi concreti. A indicare la strada sono Silvia Roggiani (Pd) e Lorenzo Malagola (Fratelli d'Italia), protagonisti dell'Intergruppo parlamentare per l'economia sociale, che sulle pagine dell'inserto Buone Notizie del Corriere della Sera di martedì 1° settembre rilanciano due obiettivi: risorse dedicate già nella prossima Legge di Bilancio e, nel lungo periodo, una legge quadro nazionale.
Il confronto arriva a due mesi dal passaggio del Piano in Consiglio dei ministri, avvenuto il 2 luglio. Una tappa che ha aperto la fase attuativa e che pone ora il tema di come dare seguito agli indirizzi contenuti nel documento. Per Roggiani e Malagola il primo segnale dovrebbe arrivare proprio dalla manovra, attraverso uno stanziamento definito e un capitolo di spesa espressamente dedicato all'economia sociale.
A motivare la richiesta sono anche le dimensioni raggiunte dal settore in Italia: oltre 100 miliardi di euro di valore generato, quasi 401 mila organizzazioni, un milione e mezzo di addetti e più di 4,6 milioni di volontari. Numeri che, sottolineano i due deputati, testimoniano il ruolo ormai strategico dell'economia sociale all'interno del sistema economico e sociale del Paese e la necessità di accompagnarne lo sviluppo con politiche e strumenti adeguati.
Il Piano nazionale è del resto il risultato di un percorso che ha visto una partecipazione significativa delle realtà direttamente coinvolte. Cooperative, fondazioni, imprese sociali, organizzazioni del Terzo settore e altri soggetti dell'economia sociale hanno presentato oltre cento contributi durante la fase di consultazione, contribuendo alla definizione del documento.
A questo percorso si è affiancato il lavoro dell'Intergruppo parlamentare per l'economia sociale, che ha portato il tema all'interno del confronto tra le diverse forze politiche. Nei mesi scorsi si sono tenuti diversi momenti di approfondimento, anche con la sottosegretaria Lucia Albano e con le principali organizzazioni della cooperazione e del Terzo settore, per mettere a fuoco le priorità sulle quali intervenire.
È in questo quadro che la prossima Legge di Bilancio assume un'importanza particolare. Malagola indica come primo obiettivo l'inserimento di un capitolo dedicato, con risorse e destinazioni precise. I possibili campi d'azione sono numerosi e vanno dalla casa ai workers buyout, dalla fiscalità al sostegno alle imprese sociali, fino alle comunità energetiche e all'assistenza sociosanitaria. Un primo intervento economico rappresenterebbe così il passaggio dalla programmazione all'attuazione.
La prospettiva, tuttavia, va oltre la prossima manovra. Per Malagola, l'approdo a cui tendere resta una legge quadro sull'economia sociale, in grado di costruire una cornice organica e stabile per un settore che attraversa numerosi comparti e risponde a bisogni economici e sociali differenti.
Un obiettivo che, come riconosce Roggiani, difficilmente potrà essere raggiunto entro la legislatura in corso. Proprio per questo assume rilievo il carattere bipartisan del percorso intrapreso dall'Intergruppo: l'intenzione è fare in modo che il lavoro possa proseguire anche dopo le prossime elezioni, indipendentemente dai futuri equilibri politici. L'economia sociale, nella posizione espressa dalla deputata, non è riconducibile a una singola parte politica, ma rappresenta una leva sulla quale lavorare insieme per affrontare alcune delle grandi sfide del Paese.
Una prospettiva di continuità che trova riscontro anche nell'orizzonte temporale dello stesso Piano nazionale, costruito su dieci anni e con una verifica intermedia prevista dopo i primi cinque. La sfida dei prossimi mesi sarà quindi cominciare a dare sostanza a questa strategia, trasformandola progressivamente in risorse, strumenti legislativi e politiche capaci di consolidare il ruolo dell'economia sociale nel Paese.