Torna operativo il caseificio della casa circondariale Rocco D’Amato – Dozza di Bologna, con l’avvio della produzione di caciotte che offrirà opportunità concrete di formazione e lavoro ai detenuti. L’inaugurazione si è svolta alla presenza del ministro del Lavoro Marina Elvira Calderone, del cardinale Matteo Zuppi, del sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, del presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale e del sindaco Matteo Lepore, insieme ai rappresentanti dei partner coinvolti nel progetto.
L’iniziativa nasce dall’esperienza di Fare Impresa in Dozza e si è concretizzata grazie all’intervento di Granarolo S.p.A., che ha riattivato il laboratorio convertendolo alla produzione di caciotte. Il latte, fornito dalla cooperativa Granlatte-Granarolo, viene pastorizzato nello stabilimento di via Cadriano e successivamente lavorato all’interno del carcere, dove i detenuti operano affiancati da professionisti del gruppo Granarolo, tra maestri casari, tecnici e responsabili della qualità. I lavoratori sono regolarmente retribuiti secondo il contratto nazionale.
“La riapertura del caseificio dopo anni di inattività rappresenta un traguardo importante – ha sottolineato la direttrice del carcere Rosa Alba Casella – perché consente di creare opportunità lavorative concrete, fondamentali per percorsi rieducativi efficaci e per ridurre il rischio di recidiva. È essenziale evitare che le persone tornino alle condizioni di marginalità in cui hanno commesso il reato”.
La scelta di puntare sulla produzione di caciotte risponde a una visione che unisce sostenibilità economica e valore educativo. “È un prodotto che richiede cura e tempo, e che insegna il valore del cambiamento – ha spiegato il presidente di Granarolo, Gianpiero Calzolari –. Formare un buon casaro richiede anni, per questo il progetto guarda soprattutto al futuro dei detenuti, offrendo competenze spendibili una volta terminato il percorso detentivo”.
Il progetto coinvolge anche una rete di partner e volontari. Accanto a Granarolo opera l’associazione Avoc, composta da professionisti provenienti dal mondo agroalimentare e sociale, mentre Cefal ha curato la formazione dei detenuti e dei tutor. A sostenere la filiera sono inoltre realtà come Coop Alleanza 3.0 e Camst Group, che hanno scelto di acquistare e distribuire le caciotte, contribuendo a dare continuità economica all’iniziativa.
“Il lavoro durante la detenzione può davvero cambiare le persone, ma è nel ‘dopo’ che si gioca la partita decisiva – ha evidenziato il presidente di Fare Impresa in Dozza, Maurizio Marchesini –. Serve un’alleanza stabile tra imprese e istituzioni per trasformare queste esperienze in percorsi strutturali di reinserimento”. Un obiettivo condiviso anche dai partner della distribuzione, che vedono nel progetto un esempio concreto di inclusione e responsabilità sociale.
Dopo una fase di sperimentazione nel 2025, con le prime produzioni avviate nella primavera 2026, il caseificio punta ora a crescere, ampliando i canali di vendita e portando sulle tavole dei consumatori un prodotto che unisce qualità agroalimentare e valore sociale.