La ristrutturazione dell’ala Sud del Seminario vescovile di Reggio Emilia compie un nuovo passo avanti grazie al sostegno del sistema cooperativo. Un gruppo di imprese aderenti a Confcooperative Terre d’Emilia ha infatti deciso di destinare oltre 150 mila euro in tre anni per contribuire alla realizzazione degli spazi che ospiteranno la facoltà di Scienze Infermieristiche di Unimore.
L’intervento permetterà di accogliere oltre 800 studenti all’interno di un’area di quasi 6.000 metri quadrati, con sei aule per un totale di 615 posti, sette laboratori polifunzionali attrezzati con letti ospedalieri, sei sale studio, cinque aree ristoro e 30 postazioni di lavoro per il personale. Un investimento significativo, che punta a rafforzare l’offerta formativa universitaria e a rispondere a bisogni concreti del territorio.
La cordata cooperativa vede protagonisti realtà di primo piano del sistema, a partire da Emil Banca, affiancata dal centro servizi B.MORE e da numerose cooperative sociali impegnate nei servizi alla persona, tra cui Centro sociale Papa Giovanni XXIII, Progetto Crescere, CoresSai e Dimora d’Abramo. Accanto a queste, partecipano anche la Federazione Diocesana Servizi agli Anziani (Fe.Di.S.A) e altre realtà attive nel supporto agli anziani e alle fragilità, confermando una forte integrazione tra mondo cooperativo e bisogni sociali.
“Siamo molto grati a queste realtà – sottolinea il presidente di Confcooperative Terre d’Emilia, Matteo Caramaschi – per la sensibilità con la quale hanno aderito al nostro invito”, ricordando come molte cooperative fossero già state protagoniste della precedente raccolta fondi per la ristrutturazione dell’ala Nord del Seminario, oggi già sede universitaria grazie anche al lavoro del Comitato Reggio Città Universitaria.
“L’adesione al progetto – prosegue Caramaschi – è sostenuta dalla volontà di contribuire a un’opera che vede impegnata la Chiesa reggiana, insieme alle istituzioni locali, alla Regione Emilia-Romagna e al sistema imprenditoriale”. Un impegno che guarda al futuro, anche alla luce della crescente domanda di personale sanitario qualificato. “È evidente il grande impatto di quest’opera per i servizi di cura alle persone, che oggi scontano una evidente carenza di personale infermieristico”, aggiunge il presidente.
L’iniziativa rappresenta quindi non solo un investimento in infrastrutture, ma anche una leva strategica per lo sviluppo del territorio. “Per la città di Reggio Emilia questo progetto è un’importante occasione di attrattività e qualificazione dell’offerta formativa, con ricadute positive per tutta la comunità”, conclude Caramaschi.