CONFCOOPERATIVE FEDAGRIPESCA, ALLARME SICUREZZA IN MARE

CONFCOOPERATIVE FEDAGRIPESCA, ALLARME SICUREZZA IN MARE

Dopo le tragedie di Portofino e Goro, Confcooperative Fedagripesca chiede all’Unione europea risorse adeguate per rinnovare la flotta e tutelare lavoro e redditi nel settore ittico

mercoledì 4 febbraio 2026

Le tragedie avvenute nei primi giorni di febbraio 2026 tornano a porre con forza al centro dell’attenzione il tema della sicurezza in mare e dello stato della flotta peschereccia italiana. Dall’affondamento del peschereccio Acquario al largo di Portofino, appartenente alla Cooperativa Fra Armatori Motopescherecci, con la scomparsa del comandante Zhouaier Ben Alì Dhib, detto “Michele”, fino alla drammatica vicenda di Goro, dove risulta ancora disperso il pescatore Bruno Osti, uscito in mare per recuperare le reti per la pesca delle anguille, due eventi che hanno colpito profondamente le comunità della pesca.

“Esprimiamo la nostra più sentita vicinanza alle famiglie dei marittimi coinvolti e ai colleghi delle marinerie colpite da queste tragedie”, afferma Paolo Tiozzo (nella foto in copertina), vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca. “Sono episodi che colpiscono tutta la comunità della pesca e che dimostrano come il tema della sicurezza in mare e del rinnovo della flotta vada affrontato con urgenza”. Secondo l’associazione, infatti, non si tratta di fatalità isolate, ma del risultato di condizioni strutturali sempre più critiche.

 

“La flotta italiana è mediamente troppo vecchia e costretta a operare con strumenti inadeguati”, sottolinea ancora Tiozzo. “Non si può continuare a lavorare in queste condizioni: serve un intervento immediato per modernizzare i pescherecci, migliorare le dotazioni di sicurezza e garantire condizioni di lavoro dignitose a chi ogni giorno affronta il mare”. Oggi oltre la metà delle imbarcazioni italiane ha più di trent’anni e non sono rari i casi di unità costruite negli anni Cinquanta e Sessanta, come l’Acquario, varato nel 1955.

 

In questo contesto si inserisce la forte preoccupazione di Confcooperative Fedagripesca per le prime ipotesi di programmazione dell’Unione europea per il periodo 2028-2034, che prevederebbero un drastico ridimensionamento delle risorse destinate a pesca e acquacoltura. Secondo le stime dell’associazione, i fondi complessivi scenderebbero dagli attuali 6,1 miliardi di euro a poco più di 2 miliardi, con un taglio potenziale fino al 63% rispetto al quadro finanziario 2021-2027. Una riduzione che rischia di compromettere strumenti fondamentali come il fermo pesca, le demolizioni dei pescherecci e il sostegno alle organizzazioni dei produttori.

 

“È importante l’impegno del governo e le rassicurazioni del sottosegretario La Pietra sul lavoro che l’Italia sta portando avanti per compensare il taglio dei fondi europei”, conclude Tiozzo. “Ma è indispensabile che anche l’Europa riconosca l’urgenza di intervenire, mettendo al centro sicurezza, innovazione e futuro del settore”. Un’urgenza che riguarda da vicino un Paese come l’Italia, primo in Unione europea per numero di imbarcazioni e tra i principali per potenza motore e stazza, e che rende non più rinviabile una scelta politica chiara: senza risorse per rinnovare la flotta, il prezzo continuerà a essere pagato in mare, dalle imprese e dalle persone.