CULTURA, APPROVATA LA PRIMA LEGGE QUADRO REGIONALE

CULTURA, APPROVATA LA PRIMA LEGGE QUADRO REGIONALE

La riforma riunisce le politiche culturali regionali e riconosce il welfare culturale come componente del benessere delle comunità. Il presidente di Confcooperative Cultura Turismo Sport Emilia Romagna, Cenci: "Le imprese culturali devono essere partner delle istituzioni, non semplici fornitori di servizi".

lunedì 2 novembre 2026

La Regione Emilia-Romagna si dota della sua prima legge quadro sulla cultura, un testo organico che riunisce e aggiorna una quindicina di normative di settore, riconoscendo alla cultura un ruolo centrale nelle politiche pubbliche e nello sviluppo dei territori. La riforma, approvata dall'Assemblea legislativa su proposta della Giunta regionale, è composta da 76 articoli ed è il risultato di un percorso partecipativo che ha coinvolto oltre 600 realtà tra istituzioni, associazioni di rappresentanza, imprese e operatori culturali. La nuova legge introduce una visione integrata del sistema culturale regionale, con particolare attenzione al welfare culturale, alla qualità del lavoro, alla partecipazione dei giovani e alla rigenerazione dei territori. Tra le principali innovazioni figurano il riconoscimento degli ecomusei, la promozione dei centri culturali polifunzionali e nuove misure di sostegno alla produzione artistica.

"Il riconoscimento più importante che questa legge mette nero su bianco è che la cultura sta alla base di una comunità sana. Non è un semplice intrattenimento, ma una condizione del benessere delle persone e della società - sottolinea Otello Cenci, presidente di Confcooperative Cultura Turismo Sport Emilia Romagna e vicepresidente nazionale della Federazione (nella foto in copertina) -. È significativo che il welfare culturale trovi spazio già all'articolo 5 della riforma, riconoscendo il contributo delle attività artistiche e culturali alla salute, alla prevenzione del disagio e all'inclusione sociale. È una visione che condividiamo e che può aprire nuove prospettive di collaborazione tra cultura, sanità, servizi sociali ed educazione. La cooperazione ha già sviluppato esperienze importanti in questi ambiti e può contribuire a trasformarle in un sistema più strutturato, attraverso reti e percorsi di coprogettazione con le istituzioni".

Il welfare culturale rappresenta uno degli elementi qualificanti della nuova normativa, che riconosce il valore dell'accesso alla cultura e della partecipazione artistica nella promozione della salute e della qualità della vita. Un orientamento sostenuto anche dalla ricerca internazionale e da esperienze già attive in numerosi territori, che punta a superare la separazione tra politiche culturali, sociali e sanitarie.

La legge interviene inoltre sul sostegno alle imprese culturali e creative, sull'innovazione e sulle competenze professionali, prevedendo strumenti per rafforzare la filiera della produzione e della fruizione culturale. Particolare attenzione è riservata ai piccoli comuni e alle aree interne, dove biblioteche, ecomusei e nuovi centri culturali possono contribuire a rafforzare i servizi di prossimità, la partecipazione e l'attrattività dei territori.

Per Confcooperative, che attraverso la Federazione Cultura Turismo Sport Emilia Romagna rappresenta 149 cooperative e oltre 9.000 soci, il passaggio decisivo sarà ora la traduzione degli indirizzi della legge in misure operative, criteri di sostegno e risorse.

"Questa è una legge cornice importante, ma saranno i provvedimenti attuativi a determinarne la reale efficacia - osserva Cenci -. La questione centrale riguarda i criteri con cui verranno individuate le realtà da sostenere: occorre valorizzare non soltanto le dimensioni, ma anche il radicamento territoriale, la qualità del lavoro, le competenze professionali e la capacità di coinvolgere le comunità. Dobbiamo evitare che le piccole imprese culturali, le produzioni indipendenti e i giovani restino ai margini. Come cooperazione proponiamo di rafforzare le reti tra operatori, anche attraverso consorzi e strumenti condivisi, per rendere più sostenibili le attività e ampliare le opportunità di accesso alle risorse. Le imprese culturali devono essere partner delle istituzioni, non semplici fornitori di servizi: per questo chiediamo che il confronto con le rappresentanze prosegua anche nella definizione delle misure attuative, con lo stesso metodo partecipativo che ha accompagnato la costruzione della legge".

Una prospettiva che riguarda anche il futuro delle produzioni culturali e la possibilità per le nuove generazioni di partecipare non soltanto come pubblico, ma come protagoniste della creazione artistica. In questo quadro, la cooperazione individua nelle reti territoriali e nelle forme organizzate di collaborazione strumenti per sostenere le realtà più piccole, favorire la pluralità dell'offerta e valorizzare il patrimonio culturale delle comunità.

"La sfida è passare dalle singole attività alle reti dell'economia culturale e sociale, dai contenitori ai circuiti culturali - conclude Cenci -. La legge rappresenta un primo passo importante. Ora c'è molto da costruire e, come cooperazione, siamo pronti a farlo insieme alla Regione".