Una legge regionale sull'economia sociale entro il 2027, una strategia articolata in cinque missioni e nuovi strumenti per sostenere l'innovazione, la competitività e la coesione dei territori. La Regione Emilia-Romagna accelera il percorso per riconoscere all'economia sociale un ruolo sempre più centrale nelle politiche di sviluppo, puntando a superare la tradizionale separazione tra produzione della ricchezza e redistribuzione sociale.
È questo il quadro emerso dalla seduta tematica del Patto per il Lavoro, il Clima e l'Economia Sociale, che ha riunito in viale Aldo Moro, a Bologna, le istituzioni regionali, i rappresentanti delle organizzazioni economiche e sociali e alcuni esperti nazionali ed europei per un primo confronto sulla costruzione della nuova strategia. All'incontro hanno partecipato, tra gli altri, Francesco Milza, presidente di Confcooperative Emilia Romagna, e Pierlorenzo Rossi, direttore dell'organizzazione regionale, insieme ai rappresentanti delle altre realtà firmatarie del Patto. Al centro del confronto, la volontà di valorizzare un modello di sviluppo fondato sulla centralità delle persone, sulla partecipazione alla governance delle imprese e sul reinvestimento di parte degli utili nei territori, riconoscendo all'economia sociale la capacità di generare contemporaneamente valore economico, sociale e ambientale.
"Questo incontro è una tappa importante di un lavoro più ampio che stiamo portando avanti. Ci ha permesso di condividere il percorso già avviato, ma soprattutto di definire insieme le condizioni per proseguirlo con ancora maggiore forza", dichiarano il presidente della Regione Michele de Pascale e il vicepresidente Vincenzo Colla.
"L'integrazione dell'economia sociale nel sistema economico regionale è una responsabilità comune, che riguarda non solo le istituzioni, ma anche le organizzazioni, le imprese, le parti sociali, i territori e le comunità. Per questo i firmatari del Patto sono chiamati a costruire insieme alla Regione la governance della nuova Strategia", aggiungono de Pascale e Colla, sottolineando la necessità di un percorso condiviso che sappia tradurre gli indirizzi strategici in interventi concreti.
Alla seduta hanno contribuito anche Leonardo Colucci, della Direzione generale Occupazione della Commissione europea, Lucia Albano, sottosegretaria al Ministero dell'Economia e delle Finanze, Aldo Bonomi, del Consorzio Aaster, e Paolo Venturi, dell'Università di Bologna e direttore di AICCON, portando al confronto prospettive europee, nazionali e territoriali sul ruolo dell'economia sociale.
Il percorso prende le mosse dagli indirizzi strategici approvati dalla Regione nel giugno 2026, in coerenza con il Piano d'azione europeo per l'economia sociale e con il Piano nazionale del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Cinque le missioni individuate: riconoscimento normativo dell'economia sociale, integrazione con le filiere produttive tradizionali, innovazione, valorizzazione del capitale umano e sviluppo di nuovi ecosistemi territoriali. A sostenerle saranno altrettante leve di intervento: risorse economiche, luoghi capaci di favorire relazioni e collaborazioni, competenze e qualità del lavoro, strumenti di regolazione, innovazione e intelligenza artificiale. L'obiettivo è rafforzare il contributo dell'economia sociale non soltanto nei settori tradizionalmente legati al welfare e ai servizi alla persona, ma anche nei processi di trasformazione del sistema produttivo regionale, promuovendo nuove connessioni tra imprese, istituzioni e comunità. Tre gli strumenti già individuati per accompagnare la costruzione della strategia. Il primo è la mappatura delle politiche regionali, avviata in collaborazione con ART-ER e le Direzioni regionali, per ricostruire gli interventi esistenti e individuare nuove possibilità di integrazione.
Il secondo è il bando sperimentale da 5 milioni di euro dedicato agli ecosistemi territoriali dell'economia sociale, rivolto a Comuni, Unioni di Comuni, Province e Città metropolitana. Le candidature resteranno aperte fino al 15 dicembre 2026. Il terzo riguarda l'attivazione dell'Osservatorio regionale sull'economia sociale, realizzato con Unioncamere, che avrà il compito di analizzare il settore, misurarne l'impatto economico e sociale e favorire la costruzione di nuove relazioni tra i soggetti coinvolti. Il confronto con i firmatari del Patto contribuirà a definire le priorità e le linee di intervento della strategia, in vista dell'obiettivo di arrivare entro il 2027 a una specifica legge regionale sull'economia sociale. Il percorso si inserisce in un contesto regionale nel quale l'economia sociale rappresenta già una componente strutturale del sistema produttivo. In Emilia-Romagna si contano infatti oltre 32mila imprese e organizzazioni dell'economia sociale, che occupano circa 261mila addetti e generano complessivamente 47,8 miliardi di euro di ricavi. Il settore rappresenta 8,3 realtà ogni 100 imprese attive, 14,2 addetti ogni 100 e produce 12,3 milioni di euro di ricavi ogni 100 milioni generati dall'economia regionale.
Particolarmente significativo anche il peso dell'Emilia-Romagna nel panorama nazionale: pur concentrando il 7% delle organizzazioni italiane dell'economia sociale, la regione rappresenta il 14% degli occupati e il 26% del fatturato complessivo del settore. Quanto alla composizione, il 77% delle realtà è costituito da associazioni di promozione sociale e organizzazioni di volontariato, il 9% da cooperative non sociali, il 3% da cooperative sociali e l'11% da fondazioni e altre imprese. Numeri che confermano la rilevanza dell'economia sociale per lo sviluppo dell'Emilia-Romagna e costituiscono il punto di partenza per una strategia che punta a rafforzarne il riconoscimento, la capacità di innovazione e il contributo alle filiere produttive e alle comunità territoriali.