La riduzione dei prezzi dei carburanti alla pompa rappresenta un segnale positivo per cittadini e famiglie, ma non basta ad affrontare un caro energia che continua a pesare sui bilanci delle imprese. Confcooperative Terre d'Emilia chiede al Governo interventi più incisivi a sostegno del sistema produttivo, alle prese con gli aumenti registrati da febbraio a oggi.
"Per cittadini e famiglie è certamente significativa, seppure temporanea, la riduzione dei prezzi dei carburanti alla pompa decisa da alcune compagnie petrolifere, ma è inaccettabile che venga pressoché del tutto ignorato il mondo delle imprese e che il Governo non abbia ancora messo in cantiere interventi di sostegno", sottolinea la centrale cooperativa.
Tra i comparti maggiormente esposti c'è la cooperazione sociale, che rappresenta il 30,4% delle oltre 600 imprese aderenti all'organizzazione. Cooperative impegnate nella gestione di servizi residenziali e assistenziali per persone fragili, assistenza domiciliare, servizi educativi, attività ambientali e percorsi di inclusione lavorativa.
"Pur a fronte di un vertiginoso aumento dei costi, non hanno ancora ottenuto nessun riconoscimento e nessun adeguamento delle tariffe legate ad appalti pubblici", evidenzia Matteo Caramaschi, presidente di Confcooperative Terre d'Emilia.
Una pressione particolarmente forte riguarda anche l'agroalimentare. Fatta eccezione per i clienti Eni, per i quali è stato deciso uno sconto del 20%, il gasolio a uso agricolo ha raggiunto 1,54 euro al litro, il doppio rispetto a un anno fa. Il metano, utilizzato soprattutto dai caseifici raggiunti dalle reti, è aumentato mediamente del 68%, a cui si aggiungono i rincari dell'energia elettrica.
Gli aumenti hanno conseguenze dirette anche sull'autotrasporto, che aveva già registrato una crescita del 30% del prezzo del gasolio tra agosto 2025 e marzo 2026, sulla gestione delle flotte aziendali e sulle attività industriali, dove il gasolio a uso industriale è cresciuto di quasi il 40% in pochi mesi.
Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto le attività più energivore. Gli effetti indiretti dei rincari si trasferiscono su materie prime, materiali e trasporti, interessando anche settori che operano con una forte componente di committenza pubblica.
"Di fatto tutte le imprese scontano questi effetti indiretti", osserva Caramaschi, richiamando in particolare le costruzioni, alle prese con l'aumento del costo dei materiali, l'agricoltura, con l'incremento dei prezzi dei fertilizzanti, e la ristorazione collettiva, dove crescono contemporaneamente i costi dei trasporti e delle materie prime agroalimentari.
Proprio nella ristorazione collettiva emerge con particolare evidenza il problema dell'adeguamento dei contratti. Secondo le analisi di Confcooperative, la committenza pubblica riconosce un aumento delle tariffe limitato al 50% del valore medio inflazionistico, mentre i costi registrano incrementi del 25% per l'elettricità, del 29% per il gas e del 20% per il gasolio. A questi si aggiunge l'aumento del 5% registrato ad agosto dai prodotti freschi, una delle principali voci di spesa del settore.
"Non ci si può accontentare di limitate e temporanee misure calmieratrici in capo a società petrolifere ed energetiche – afferma Caramaschi – ma è necessaria una ben più estesa azione politica e di governo che consenta di ridurre sensibilmente i costi per imprese che producono beni, generano lavoro e alle quali si lega anche tanta parte della tenuta del sistema di protezione sociale".
Il rischio, conclude il presidente di Confcooperative Terre d'Emilia, è che senza interventi adeguati si alimenti una spirale nella quale alle difficoltà delle imprese si sommino quelle di cittadini e famiglie, con un conseguente aumento delle situazioni di fragilità e povertà.