COOP COMUNITÀ, SU ERCOLE L'APPELLO DI CONFCOOPERATIVE

COOP COMUNITÀ, SU ERCOLE L'APPELLO DI CONFCOOPERATIVE

Il coordinatore Cardinali: "Serve una legge nazionale". In Emilia-Romagna circa 30 cooperative contrastano spopolamento e perdita di servizi nelle aree interne.

martedì 18 agosto 2026

Dare alle cooperative di comunità un riconoscimento normativo certo, definendone con chiarezza il ruolo e creando le condizioni perché possano consolidarsi e crescere. È la richiesta che Confcooperative Emilia Romagna rilancia attraverso il servizio di ERcole Tv, popolare trasmissione di 7 Gold che racconta la vita nei territori.

"Serve subito una legge quadro nazionale per dare gambe solide e un futuro certo a chi ha scelto di non fare morire i propri paesi", sottolinea Alessandro Cardinali (nella foto in copertina), coordinatore delle cooperative di comunità di Confcooperative Emilia Romagna. Una richiesta che parte dall'esperienza maturata sui territori, dove queste realtà sono diventate strumenti concreti per contrastare lo spopolamento, mantenere servizi essenziali, creare opportunità di lavoro e contribuire alla rigenerazione economica e sociale delle comunità.

In Emilia-Romagna sono circa 30, riuniscono quasi un migliaio di soci, danno lavoro a un centinaio di persone e sviluppano complessivamente oltre 5 milioni di euro di valore della produzione. Numeri che raccontano un modello imprenditoriale nato spesso direttamente dall'iniziativa degli abitanti per rispondere alla progressiva riduzione dei servizi e delle opportunità nei piccoli centri: dalla riapertura di negozi alla gestione di rifugi, dal turismo sostenibile al welfare di prossimità, fino alla valorizzazione del patrimonio culturale. Un modello che in Emilia-Romagna ha trovato un importante riconoscimento nella legislazione regionale e nei bandi dedicati, ma che per Confcooperative necessita ora di un quadro normativo organico a livello nazionale.

La richiesta è quella di arrivare a una disciplina capace innanzitutto di definire e riconoscere in modo chiaro le cooperative di comunità, intervenendo sugli aspetti fiscali, sui rapporti di lavoro, sugli strumenti finanziari e sulle condizioni che ne regolano concretamente l'attività. L'assenza di un riferimento nazionale, evidenzia Cardinali, rischia infatti di lasciare queste imprese in una situazione di incertezza che incide sulla loro organizzazione quotidiana e sulle possibilità di sviluppo.

Il tema riguarda anche i rapporti con le Camere di Commercio e gli enti locali, a partire dall'inquadramento delle attività e dai codici Ateco, fino alle opportunità di collaborazione con le amministrazioni. Su quest'ultimo fronte, l'Emilia-Romagna ha già maturato un'esperienza attraverso l'accordo con ANCI regionale per favorire il riconoscimento delle cooperative di comunità da parte dei Comuni e valorizzarne il ruolo nell'assegnazione di incarichi, servizi e opportunità di lavoro.

"Vogliamo dare una risposta vera ai problemi che le comunità hanno", ribadisce Cardinali. Un obiettivo strettamente legato alla natura stessa di queste cooperative: imprese che nascono dal basso, dai bisogni e dalle opportunità di un territorio, e che possono mettere insieme servizi essenziali per gli abitanti e attività in grado di garantirne la sostenibilità economica. Una formula che consente anche di coinvolgere direttamente la cittadinanza e costruire nuove prospettive per paesi e aree che rischiano di perdere progressivamente popolazione e servizi.

Il servizio di ERcole TV porta come esperienza concreta quella di Palens, cooperativa di comunità nata a Campolo, sull'Appennino bolognese, nell'ambito del progetto del Comune di Grizzana Morandi "Da Campolo l'Arte Fa Scola", sostenuto dal Bando Borghi con risorse PNRR.

La cooperativa ha avviato una bottega a Riola e alcune attività turistiche e sta lavorando, insieme al Comune, agli interventi previsti a Campolo, tra cui la ristrutturazione e riapertura di un ostello e di appartamenti destinati all'ospitalità turistica. L'obiettivo, illustrato nel servizio da Andrea Nalin (nella foto in galleria), di Palens, è contribuire alla costruzione di un'identità e di un'offerta turistica territoriale, creando sinergie con le altre realtà dell'area.

L'esperienza di Campolo rappresenta così una delle possibili declinazioni di un modello capace di tenere insieme impresa, servizi, partecipazione e valorizzazione del territorio. Per Confcooperative, il passaggio necessario è ora consolidare queste esperienze attraverso una legge quadro nazionale che dia certezza alle cooperative di comunità e ne riconosca pienamente ruolo e specificità, rafforzandone la capacità di contribuire alla permanenza delle persone, alla tutela dei servizi e alla vitalità economica e sociale delle aree interne.

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