CUGINI: "EXPORT E INNOVAZIONE PER CRESCERE ANCORA"

CUGINI: "EXPORT E INNOVAZIONE PER CRESCERE ANCORA"

L'intervista della presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Emilia Romagna, Elisa Cugini, pubblicata nello speciale "Agrofutura" de il Resto del Carlino di venerdì 26 giugno 2026.

venerdì 26 giugno 2026

Pubblichiamo di seguito il testo dell'intervista realizzata da il Resto del Carlino per lo speciale "Agrofutura" a Elisa Cugini, presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Emilia-Romagna. L'intervista è stata pubblicata nell'edizione di venerdì 26 giugno 2026.

Elisa Cugini, presidente Confcooperative Agroalimentare e Pesca Emilia Romagna, a marzo è stata riconfermata. Un impegno molto importante, visto il peso che avete a livello regionale.

Sì, Confcooperative Agroalimentare e Pesca Emilia Romagna rappresenta oggi 365 cooperative, quasi 50.000 soci agricoli, oltre 20.000 addetti e circa 12 miliardi di euro di fatturato. Numeri che raccontano il peso della cooperazione nel sistema produttivo regionale e la responsabilità che ne deriva. La riconferma mi rende orgogliosa, ma soprattutto consapevole dell’impegno che mi attende. Dietro questi numeri ci sono famiglie, imprese e comunità che ogni giorno contribuiscono alla crescita del nostro territorio. Saranno anni impegnativi, ma sono convinta che la cooperazione abbia tutte le carte in regola per affrontare le sfide che abbiamo davanti.

Il 2025 che anno è stato e come si sta chiudendo il primo semestre del 2026?

Sono stati mesi caratterizzati da forti incertezze. Le nostre filiere hanno continuato a dimostrare capacità di stare sul mercato, ma instabilità geopolitica, volatilità dei costi, cambiamenti climatici ed emergenze fitosanitarie hanno pesato molto. Le cooperative stanno reagendo spingendo su aggregazione, programmazione e innovazione, ma serve lavorare sul contesto per assicurare la redditività delle imprese.

Per l’Emilia-Romagna il sistema agroalimentare è anche una pedina fondamentale in chiave export. Quali sono i settori che crescono maggiormente e i nuovi scenari di mercato che si sono aperti negli ultimi anni?

L’export è il segmento più dinamico dell’agroalimentare regionale. Tra il 2020 e il 2025 le esportazioni sono cresciute del 66,5%, trainate soprattutto da lattiero-caseario, carni e ortofrutta. È la dimostrazione che le filiere organizzate riescono a cogliere meglio le opportunità dei mercati internazionali. Si pensi, ad esempio, al Parmigiano Reggiano, prodotto simbolo del Made in Italy e della nostra regione, che continua a rafforzare la propria presenza all’estero grazie a una filiera strutturata e capace di programmare nel lungo periodo.

La ricerca che avete commissionato a Nomisma e presentato durante l’assemblea della Federazione regionale indica proprio nella filiera uno degli elementi chiave per la competitività. Il Parmigiano Reggiano è il simbolo di questo approccio?

Senza dubbio. La ricerca mostra come la competitività passi sempre più dalla capacità di fare sistema e creare valore diffuso. Il Parmigiano Reggiano ne è uno degli esempi migliori: una filiera che ha saputo coniugare qualità e sguardo verso il futuro, valorizzando il prodotto e il legame con il territorio e garantendo così redditività ai produttori e sviluppo alle comunità locali, come quelle montane. Non è un caso che circa il 70% della produzione nasca in imprese cooperative.

Presidente Cugini, si può dire che la cooperazione è la via principale per rafforzare il ruolo di ogni agricoltore e pescatore che ogni giorno si impegna sul campo?

Assolutamente sì. Oggi le sfide che agricoltori e pescatori devono affrontare sono troppo grandi per essere sostenute individualmente: pensiamo agli investimenti richiesti dall’innovazione, alla volatilità dei mercati o alla necessità di aprirsi ai mercati internazionali. La cooperazione consente di condividere strumenti, competenze e strategie, permettendo ai produttori di essere protagonisti di una rete solida. I numeri lo confermano: le cooperative agroalimentari dell’Emilia-Romagna generano 16,1 miliardi di euro di fatturato e rappresentano il 39% dell’industria alimentare regionale.

Gli eventi estremi degli ultimi dieci anni sono stati un fattore limitante, ma agricoltori e pescatori hanno dimostrato sempre di non mollare mai. Quali ulteriori politiche di prevenzione servono?

Occorre continuare a investire nella gestione del rischio, nelle infrastrutture e nella ricerca. Le imprese stanno facendo la loro parte, ma non possono essere lasciate sole. Servono strumenti che consentano di prevenire i danni e di aumentare la resilienza delle produzioni, accompagnando gli investimenti necessari per affrontare un contesto sempre più complesso.

Riguardo ai cambiamenti climatici, quali sono le sfide più difficili da affrontare?

La sfida principale è garantire la capacità produttiva delle imprese. Eventi estremi ed emergenze fitosanitarie stanno mettendo sotto pressione molte filiere. Per questo chiediamo che gli obiettivi di sostenibilità siano accompagnati da strumenti tecnici e innovazioni adeguate: la transizione ecologica è necessaria, ma deve essere compatibile con la possibilità di continuare a produrre reddito.