Sarà ancora Alessandro Cardinali a guidare il coordinamento regionale delle cooperative di comunità di Confcooperative Emilia Romagna. La conferma è arrivata nell’ambito del rinnovo degli organismi di Confcooperative Habitat Emilia Romagna, la Federazione che rappresenta le cooperative di abitanti e le cooperative di comunità della regione.
Una riconferma che rappresenta anche il riconoscimento del percorso compiuto in questi anni da un modello cooperativo sempre più centrale nelle strategie di sviluppo dei territori fragili, delle aree interne e delle comunità locali. Quando Cardinali venne eletto per la prima volta coordinatore regionale nel 2022, le cooperative di comunità aderenti a Confcooperative erano 26 e la Regione Emilia-Romagna stava completando l’iter di approvazione della legge dedicata al loro riconoscimento e sostegno.
Quattro anni dopo, il quadro è profondamente cambiato. Le cooperative di comunità aderenti al sistema regionale sono salite a 31, coinvolgono 944 soci, danno lavoro a 95 persone e generano un valore della produzione pari a 5,5 milioni di euro. Una crescita accompagnata dall’entrata a regime della legge regionale e dai bandi promossi dalla Regione Emilia-Romagna, che hanno contribuito a rafforzare e moltiplicare le esperienze presenti sul territorio.
Parmense di Tornolo, socio fondatore della cooperativa di comunità Granducato, attiva nell’Appennino parmense nei servizi turistici, ambientali e di valorizzazione territoriale, Cardinali è considerato uno dei principali promotori regionali di questo modello cooperativo. Già nel 2022 definiva le cooperative di comunità “un formidabile strumento di sviluppo locale e innovazione economica e sociale, capace di contrastare fenomeni di impoverimento sociale e demografico nelle aree interne, montane e periferiche”. Una visione che negli anni ha trovato conferma nei risultati ottenuti. Oggi le cooperative di comunità operano infatti in ambiti sempre più diversificati: dalla gestione di servizi di prossimità al turismo sostenibile, dalla rigenerazione di immobili e spazi pubblici alla valorizzazione delle risorse ambientali, fino alla gestione di rifugi, attività commerciali, servizi culturali e iniziative di welfare territoriale.
Nel corso dell’assemblea regionale, il tema delle cooperative di comunità è stato indicato come uno degli strumenti più innovativi per contrastare spopolamento, desertificazione sociale e carenza di servizi nei territori marginali e montani. Un modello che mette in relazione abitare, lavoro, servizi, coesione sociale e partecipazione dei cittadini, contribuendo a mantenere vive comunità che rischierebbero altrimenti di perdere funzioni essenziali e opportunità di sviluppo.
“La crescita registrata negli ultimi anni dimostra che le cooperative di comunità rispondono a bisogni reali dei territori – ha sottolineato il presidente di Confcooperative Emilia Romagna, Francesco Milza –. Sono esperienze capaci di generare sviluppo economico e coesione sociale, valorizzando il protagonismo delle comunità locali e rafforzando la presenza di servizi e opportunità nelle aree interne”.
La conferma di Cardinali arriva dunque in una fase di consolidamento e maturazione del settore, chiamato ora a rafforzare ulteriormente il proprio ruolo all’interno delle politiche regionali dedicate alla montagna, alle aree interne e allo sviluppo delle comunità locali.