Il futuro di molte imprese passa oggi da una domanda sempre più urgente: cosa accade quando manca il ricambio generazionale? A partire da questa riflessione, Confcooperative Terre d’Emilia ha promosso a Reggio Emilia il convegno “I lavoratori nell’impresa del futuro: il WBO nella transizione generazionale”, dedicato al tema dei workers buyout (WBO), le operazioni attraverso cui sono i lavoratori, riuniti in cooperativa, a rilevare l’azienda garantendone la continuità.
L’incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle organizzazioni sindacali, degli ordini professionali e del sistema cooperativo per approfondire uno strumento che sempre più spesso rappresenta una risposta concreta non solo alle crisi aziendali, ma anche alle difficoltà legate al passaggio generazionale. A rendere evidente la portata del fenomeno sono i dati presentati nel corso dei lavori: in provincia di Reggio Emilia sono 144 le società di capitali guidate da ultraottantenni, per un totale di circa 8.000 addetti e 3,6 miliardi di euro di fatturato. Salgono invece a 841 le aziende guidate da persone che hanno già raggiunto l’età pensionabile, coinvolgendo oltre 32.000 lavoratori e generando un fatturato complessivo di 15,7 miliardi di euro.
Numeri che pongono interrogativi importanti sul futuro di imprese spesso radicate nei territori e portatrici di competenze, occupazione e valore economico. In assenza di successioni familiari o imprenditoriali, il rischio è quello della chiusura o della cessione a soggetti esterni interessati più ai marchi e agli asset aziendali che alla continuità produttiva e occupazionale. In questo contesto il workers buyout si propone come uno strumento capace di coniugare salvaguardia del lavoro, continuità aziendale e sviluppo locale. I lavoratori che scelgono di rilevare l’impresa possono infatti contare su strumenti specifici, come l’anticipazione della Naspi, il sostegno di CFI – Cooperazione Finanza Impresa e il supporto di Fondosviluppo, il fondo mutualistico di Confcooperative.
Nel corso del confronto è stato inoltre sottolineato come il WBO non rappresenti soltanto una scelta economica, ma una decisione che assume un valore collettivo. Un concetto ribadito anche dall’assessore regionale al Lavoro Giovanni Paglia (nella foto in copertina), che ha evidenziato come la continuità di un’impresa riguardi non solo la sfera privata dell’imprenditore, ma anche l’interesse della comunità e del territorio in cui opera.
Tra gli esiti più significativi dell’iniziativa, la disponibilità manifestata da Confcooperative Terre d’Emilia, dalle organizzazioni sindacali e dalle amministrazioni locali a riattualizzare il protocollo territoriale sottoscritto nel 2019 per promuovere la cultura dei workers buyout e favorire nuovi percorsi di successione cooperativa. Un impegno condiviso che punta a rafforzare uno strumento sempre più strategico per preservare lavoro, competenze e patrimonio imprenditoriale nei territori.