Confcooperative Romagna–Estense interviene nel dibattito sul nuovo PTAV – Piano Territoriale di Area Vasta della Provincia di Ravenna, esprimendo forte preoccupazione per l’impostazione contenuta nel “quadro conoscitivo”, dove l’agricoltura viene descritta prevalentemente in termini di “influenza negativa” e riduzione della biodiversità. Un approccio giudicato parziale, che analizza il settore quasi esclusivamente per le sue emissioni e per l’impatto ambientale, senza riconoscerne il ruolo economico, sociale e strategico per il territorio ravennate. In attesa di valutare le norme attuative che il Piano assegnerà ai Comuni, l’organizzazione richiama la necessità di una lettura più equilibrata.
In un contesto segnato da siccità, alluvioni, gelate tardive, diffusione di parassiti esotici, volatilità dei costi energetici e delle materie prime, riduzione delle molecole fitosanitarie disponibili e crescente concorrenza di prodotti importati privi degli standard europei, “la politica dovrebbe stare al fianco della filiera agricola, non descriverla come un problema da contenere”, sottolinea Confcooperative Romagna–Estense. Negli ultimi anni il settore ha compiuto passi significativi verso l’agricoltura di precisione, riducendo sprechi idrici e input produttivi e rafforzando la sostenibilità dei processi.
Le imprese agricole svolgono inoltre un ruolo attivo nella lotta al cambiamento climatico attraverso il sequestro del carbonio nei suoli e la rimozione di CO₂ tramite le colture. Un territorio non coltivato non è più tutelato, ma più fragile dal punto di vista idrogeologico e maggiormente esposto al rischio di abbandono. L’agricoltura, dunque, “non è un’emergenza ambientale da gestire, ma un’infrastruttura strategica di sicurezza alimentare e di coesione sociale”.
“Più che un settore economico – dichiara il presidente di Confcooperative Romagna–Estense, Roberto Savini – l’agricoltura è un’infrastruttura sociale. Gli agricoltori organizzati in cooperative, l’indotto agromeccanico, i trasporti, il credito cooperativo locale sono il motore del welfare romagnolo. Una filiera integrata che non produce solo cibo e tecnologia per l’export, ma garantisce occupazione, presidio del territorio e protezione dal dissesto. È la forma più concreta di economia civile al servizio delle comunità”.
In Romagna, e in particolare nel Ravennate, la filiera agroalimentare rappresenta un ecosistema integrato che comprende produzione primaria, trasformazione industriale, agro-meccanica, logistica e credito cooperativo. Indebolire la base agricola significherebbe compromettere anche il distretto agroindustriale che da decenni costituisce un’eccellenza internazionale. “Il Piano territoriale deve essere uno strumento di strategia economica e sociale – prosegue Savini – non può ridurre l’agricoltura a una riga statistica sulle emissioni o a un simbolo del passato. Le imprese devono poter investire, adattare e migliorare i propri cicli produttivi per rispondere agli shock esterni. Una visione sbilanciata nel PTAV rischia di tradursi nei regolamenti comunali in una sequenza di vincoli e divieti, trasformando un piano di indirizzo in un ostacolo tecnico allo sviluppo e all’adattamento della filiera”.
Confcooperative Romagna–Estense auspica quindi un confronto costruttivo con la Provincia di Ravenna per integrare nel PTAV una visione più equilibrata, capace di riconoscere pienamente il valore economico, ambientale e sociale dell’agricoltura per il territorio.