“ECONOMIA SOCIALE PILASTRO DI POLITICHE PUBBLICHE”

“ECONOMIA SOCIALE PILASTRO DI POLITICHE PUBBLICHE”

All’interno dello speciale “Top Aziende Emilia-Romagna” de il Resto del Carlino, l’ampia intervista al presidente di Confcooperative Emilia Romagna Francesco Milza.

venerdì 30 gennaio 2026

Pubblichiamo di seguito l’intervista al presidente di Confcooperative Emilia Romagna pubblicata nello speciale “Top Aziende Emilia-Romagna” uscito in allegato a il Resto del Carlino di venerdì 30 gennaio 2026.

 

“Il lavoro sul nuovo Patto per l’Emilia-Romagna sta entrando nel vivo. Credo sia un’occasione importante per rafforzare una visione condivisa di sviluppo regionale, un’occasione che non possiamo perdere”. Francesco Milza, presidente di Confcooperative Emilia Romagna, è aperto ad un confronto positivo con la Regione. Dall’alto delle circa 1.500 imprese cooperative associate che danno lavoro a 90mila addetti, e dei 230mila soci che producono 17 miliardi di euro di impieghi annui, guarda a politiche strategiche che nei prossimi anni in Emilia Romagna portino benefici a settori chiave che vanno dall’agroindustria alla pesca, dal sociale ai servizi socioassistenziali e socioeducativi, fino alle cooperative di lavoro e al credito cooperativo.

 

“Per Confcooperative – ribadisce Milza – il Patto non può limitarsi ad un mero elenco di misure, deve invece tradursi in uno strumento davvero utile e di visione strategica per tenere insieme competitività economica e coesione sociale. È infatti fondamentale definire alcune scelte di fondo che richiedono priorità nelle tempistiche: penso al ruolo dell’economia sociale come leva di sviluppo, all’applicazione concreta del principio di sussidiarietà, alla gestione equilibrata delle transizioni ecologica e digitale. Su welfare e sanità serve puntare su modelli di collaborazione più stabili tra enti pubblici, mondo della cooperazione e Terzo settore. Infine, temi come casa, demografia, lavoro e inclusione richiedono politiche integrate e strutturali, non risposte emergenziali”.

 

Qual è il ruolo che in Emilia Romagna spetta all’economia sociale?

“Quello dello sviluppo, dell’occupazione di qualità, della riduzione delle diseguaglianze, del rafforzamento delle comunità. E il costruttivo confronto con la Regione ha l’obiettivo di tradurre questa visione in politiche concrete. Oggi in Emilia-Romagna l’economia sociale ha un peso strutturale e la priorità per Confcooperative è portare a compimento la legge regionale sull’economia sociale, più volte annunciata, che può diventare uno strumento fondamentale per tenere insieme sviluppo e inclusione. È importante rafforzare la posizione dell’Emilia Romagna anche a livello nazionale, per diffondere l’economia sociale come pilastro delle politiche pubbliche, in coerenza con l’Action Plan pubblicato dal MEF”.

 

Più lavoro e più occupazione significa maggiore disponibilità di alloggi lungo la Via Emilia.

“I costi elevati delle case e la scarsa disponibilità di alloggi sono alcuni dei principali fattori critici per l’attrattività e la tenuta sociale della nostra regione. Lo andiamo ripetendo da qualche anno: siamo davanti ad un cambiamento epocale che richiede un deciso cambio di passo nelle politiche abitative e che non può essere limitato ai soli grandi centri urbani, peraltro già molto congestionati. In questo contesto, la Regione ha annunciato un Piano casa da 300 milioni di euro nei prossimi cinque anni, di cui circa 200 destinati all’emergenza abitativa. Le risorse dovrebbero consentire di incrementare l’offerta di edilizia residenziale sociale e a canone calmierato; noi ci impegneremo e vigileremo affinché siano pienamente coinvolte anche le Aree interne, che possono offrire grandi opportunità sul fronte delle politiche abitative”.

 

Cosa vi aspettate dal recente accordo Ue–Mercosur sul commercio agroalimentare europeo? Che effetti avrà sulle filiere agricole dell’Emilia-Romagna?

“Si tratta indubbiamente di un passaggio rilevante, che può offrire opportunità ai comparti più orientati all’export (penso ai nostri Parmigiano Reggiano e Grana Padano, oltre al settore vitivinicolo) ma che presenta anche rischi concreti per produzioni più esposte alla concorrenza extra Ue. Il tema non è mettere in discussione l’accordo in sé, ma garantire che l’apertura dei mercati avvenga in condizioni di equità, tutelando le imprese che operano nel rispetto di standard ambientali, sanitari e di sicurezza alimentare molto elevati. Gli accordi commerciali non possono favorire la concorrenza sleale, questo deve essere un punto fermo. In questo quadro, è positivo l’abbassamento al 5% della soglia per l’attivazione dei meccanismi di salvaguardia ottenuto dal governo italiano, ma sarà decisivo rafforzare il sistema dei controlli e vigilare sulla reale applicazione del principio di reciprocità”.

 

Ultimo tema: le priorità sul fronte del welfare

“Innanzitutto la carenza strutturale di figure professionali qualificate. Servono infermieri, operatori socio-sanitari, educatori. Ne va della tenuta dei servizi. Da questo punto di vista, credo vada aperto un ragionamento che coinvolga anche il sistema universitario e formativo per una programmazione prospettiva rispetto ai fabbisogni professionali. Altro tema, la cooperazione di inserimento lavorativo, strumento di inclusione attiva che offre occupazione in regione a circa 5.300 persone con svantaggi certificati: stiamo lavorando con Regione e parti sociali per risolvere i problemi contrattuali esistenti, ipotizzando un contratto integrativo che salvaguardi il contratto della cooperazione sociale rinnovato di recente garantendo tutele adeguate ai lavoratori”.

 

Nicodemo Mele