TERRE D'EMILIA: "TRAINARE SVILUPPO INCLUSIVO"

TERRE D'EMILIA: "TRAINARE SVILUPPO INCLUSIVO"

All'assemblea al Centro Malaguzzi di Reggio Emilia il presidente Matteo Caramaschi rilancia il ruolo delle oltre 600 cooperative associate, con 135mila soci e 47mila lavoratori. Economia sociale, legame con il territorio e nuovi patti collaborativi al centro delle prospettive di sviluppo.

venerdì 25 settembre 2026

"Trainare uno sviluppo che inverta la deriva della concentrazione delle ricchezze e delle ingiustizie sociali", riaffermando una cultura della responsabilità, della solidarietà e dell'impresa legata al territorio. È l'impegno indicato dal presidente Matteo Caramaschi all'assemblea di Confcooperative Terre d'Emilia, celebrata al Centro Internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia e dedicata al tema "Promotori di sviluppo e comunità".

Una prospettiva che parte dal peso della cooperazione nei territori di Reggio Emilia, Modena e Bologna, dove Confcooperative Terre d'Emilia associa oltre 600 cooperative, con 135mila soci e 47mila lavoratori, e dalla volontà di rafforzarne il ruolo in una fase segnata da crescenti tensioni economiche e sociali.

 

"La nostra responsabilità è quella di trainare uno sviluppo che inverta la deriva della concentrazione delle ricchezze, delle ingiustizie sociali, dei tatticismi di una politica che sembra orientata ad acquisire o mantenere posizioni di potere piuttosto che a corrispondere alle esigenze delle imprese e delle persone con azioni che vadano oltre le temporanee concessioni", ha affermato Caramaschi.

 

Il presidente ha richiamato in particolare il moltiplicarsi dei conflitti, "sia tra Paesi che tra capitale e lavoro e tra forze politiche", insieme all'aumento della concentrazione della ricchezza e delle nuove povertà. Una situazione che, secondo Caramaschi, chiama la cooperazione a rafforzare la propria azione non soltanto sul piano imprenditoriale, ma anche culturale.

 

"Dobbiamo fare ancora di più per difendere e affermare i principi e il lavoro della cooperazione e delle cooperative e, contestualmente, per diffondere e promuovere quella cultura della responsabilità, della solidarietà e del valore dell'impresa legata al territorio che talora vengono considerati dei rallentamenti e non i motori di uno sviluppo inclusivo, diffuso, comunitario".

 

L'assemblea è stata anche l'occasione per fare il punto sull'andamento del sistema cooperativo. L'occupazione nelle cooperative continua a crescere, in particolare nella cooperazione sociale, che conta oltre 30mila addetti nelle tre province. Le cooperative femminili rappresentano il 22% del totale. Parallelamente, si riduce però la nascita di nuove imprese cooperative: nel 2025 sono state 31 le iscrizioni e 93 le cessazioni, meno della metà delle quali riconducibili a processi di integrazione.

 

In questo scenario, nuove prospettive arrivano dal crescente riconoscimento dell'economia sociale nelle strategie europee, nazionali e regionali. Caramaschi ha richiamato anche il nuovo Patto regionale per il Lavoro, il Clima e l'Economia sociale e il bando da 5 milioni di euro messo in campo dalla Regione Emilia-Romagna.

 

"Possiamo e vogliamo essere partecipi di questo sviluppo sostenibile per le persone e le comunità, investendo su progetti che sanciscano anche nuovi patti collaborativi tra le cooperative, integrazioni di azioni e, laddove necessario, integrazioni tra strutture", ha sottolineato Caramaschi.

 

Sul ruolo dell'economia sociale è intervenuto anche il sindaco di Reggio Emilia Marco Massari. "L'economia sociale genera comunità, è una leva strategica per uno sviluppo sostenibile, e grazie alla cooperazione il nostro territorio è cresciuto senza lasciare indietro alcuno". Massari ha ricordato il lavoro condotto con le organizzazioni locali sui temi della semplificazione amministrativa, dei bandi e degli appalti e dell'amministrazione condivisa, indicando innovazione, crescita economica e giustizia sociale tra i terreni sui quali proseguire il confronto.

 

A chiudere il quadro è stato l'intervento del presidente nazionale di Confcooperative, Maurizio Gardini, che ha richiamato il riconoscimento della cooperazione come uno dei soggetti centrali dell'economia sociale, maturato a partire dall'Unione europea e ora chiamato a tradursi in provvedimenti concreti anche a livello nazionale.

 

Tra le questioni poste da Confcooperative, Gardini ha evidenziato la richiesta di una norma che preveda la non tassabilità degli utili destinati a riserva indivisibile: risorse che non vengono distribuite ai soci e non generano rendite finanziarie, ma alimentano un patrimonio intergenerazionale destinato a garantire continuità e capacità di investimento alle imprese cooperative.