ANZIANI E DISABILI, ALLARME ANCHE A FERRARA

ANZIANI E DISABILI, ALLARME ANCHE A FERRARA

Le cooperative sociali del territorio alla Regione: “Perdiamo milioni, urge un adeguamento tariffario. A rischio la tenuta dei servizi”. La nota di Confcooperative Federsolidarietà e Legacoop.

mercoledì 26 aprile 2023

Per ogni anziano assistito in struttura le cooperative sociali ferraresi perdono circa 11 euro al giorno. Questo vuole dire che una Cra (Casa residenza anziani) da 75 posti perde 300 mila euro all’anno. Se si considera che a Ferrara e provincia sono oltre 15 le strutture per anziani gestite dalla cooperazione, si fa presto a stimare un disavanzo complessivo di oltre 4,5 milioni di euro. Non vanno poi dimenticati i servizi residenziali per i disabili, anche questi in perdita, ed infine i centri diurni accreditati, sia anziani sia disabili, che dopo la pandemia ricevono meno invii del loro potenziale.

Le cooperative sociali ferraresi che assistono anziani e disabili chiuderanno in pesante rosso i bilanci 2022. 

“Sono a rischio i servizi, la qualità e la tenuta complessiva di un sistema che impiega migliaia di addetti”, avvertono Chiara Bertolasi, referente Federsolidarietà di Confcooperative Ferrara (nella foto in gallery), e Catia Toffanello, referente di Legacoopsociali per Legacoop Estense, gli organismi di rappresentanza delle cooperative sociali del territorio. 

 

Come denunciato nei giorni scorsi a Bologna in una conferenza stampa convocata dalle tre centrali cooperative - Agci Imprese Sociali, Confcooperative Federsolidarietà e Legacoopsociali – a livello regionale si calcola un disavanzo complessivo di 74 milioni di euro, che sarebbe stato di 94 milioni senza il contributo straordinario concesso dalla Regione: 3 euro al giorno per ogni utente delle strutture residenziali, 1 euro per i centri diurni.

 

L’offerta di servizi rivolti a persone anziane e disabili, sostenuta per anni dalla collaborazione tra Regione e cooperazione, rischia di ridursi e alcuni servizi potrebbero addirittura scomparire – sottolineano le centrali cooperative ferraresi –. Un sistema socio-sanitario economicamente non sostenibile non può offrire qualità di vita a persone fragili. Pur di garantire la continuità dei servizi durante la pandemia, abbiamo pagato un prezzo altissimo, sia dal punto di vista sanitario (con centinaia di operatori contagiati) che economico. Il modesto adeguamento delle tariffe riconosciuto nei mesi scorsi ci ha dato un po' di ossigeno, ma esso è purtroppo insufficiente a coprire le perdite di bilancio che la quasi totalità delle cooperative dovrà far approvare dalle ormai prossime assemblee dei soci. Oggi la tenuta dei servizi è messa in pericolo dall’aumento di tutti i costi di gestione: materie prime, energia (rincari del 170% tra il 2021 e 2022), carburanti e figure professionali, peraltro sempre più difficili da trovare”.

 

Le cooperative sociali ferraresi guardano con speranza alla riforma dell’accreditamento: si annuncia una profonda revisione del sistema, così come la semplificazione delle procedure amministrative e di rendicontazione. “Siamo certi che il nuovo accreditamento risponderà meglio ai nuovi bisogni sociali dei cittadini e produrrà anche risparmi di costi – proseguono Bertolasi e Toffanello –. Il percorso si è appena avviato, però non possiamo attendere l’esito dei lavori. Ci aspettiamo dalla Regione un urgente adeguamento tariffario che permetta ai gestori di chiudere i bilanci 2023 mantenendo aperti i servizi”.

 

A preoccupare le cooperative sociali non sono solo i servizi per anziani e disabili, ma anche quelli di salute mentale, che la Regione Emilia-Romagna garantisce grazie al fondo sanitario. Si tratta di residenze psichiatriche a trattamento riabilitativo in accreditamento regionale, comunità-alloggio e gruppi appartamento in convenzione con le Asl. Il sistema di regolazione delle tariffe è normato per i servizi in accreditamento dalla Regione, per quelli in convenzione da gare indette dalle Aziende sanitarie locali. 

“Chiediamo con urgenza l’adeguamento delle tariffe che riguardano i costi sanitari, oggi non minimamente coperti, come anche il lavoro delle figure sanitarie e riabilitative (tariffe ferme dal 2013), i cui livelli economici attuali rendono i servizi insostenibili”, concludono Bertolasi e Toffanello.