Un investimento di 5 milioni di euro per formare nuovi operatori sociosanitari (OSS), consentendo a chi già lavora nei servizi assistenziali di ottenere la qualifica senza rinunciare all'occupazione. È il risultato dell'accordo sottoscritto dalla Regione Emilia-Romagna, dalle associazioni dei gestori privati del settore sociosanitario, tra cui Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna, e dalle organizzazioni sindacali Cgil e Cisl. Un'intesa che punta ad affrontare la carenza strutturale di personale qualificato nelle strutture per persone anziane, non autosufficienti e con disabilità.
"Abbiamo raggiunto un accordo importante, che supera una criticità presente da tempo nel nostro sistema sociosanitario - commenta Antonio Buzzi, presidente di Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna -. Fino a oggi la formazione finanziata dalla Regione per ottenere la qualifica di operatore sociosanitario era rivolta esclusivamente ai disoccupati. Questo rappresentava un limite, perché ci sono persone che hanno le attitudini e la volontà di svolgere questo lavoro, ma non possono permettersi di dedicare un anno alla formazione senza avere un'occupazione".
La principale novità del memorandum è proprio la possibilità di conciliare lavoro e formazione. A partire dal 2027 saranno infatti avviati percorsi gratuiti rivolti alle lavoratrici e ai lavoratori già impiegati nei servizi sociosanitari e assistenziali, che potranno conseguire la qualifica di OSS continuando a svolgere la propria attività.
"Con questa intesa possiamo offrire un'occupazione a queste persone e accompagnarle in un percorso di crescita professionale mentre lavorano - prosegue Buzzi -. È un impegno che richiede uno sforzo importante, perché per un periodo fino a 18 mesi i lavoratori dovranno conciliare l'attività professionale, la formazione e la vita personale. Per questo abbiamo previsto strumenti concreti di flessibilità nell'organizzazione dei turni e la possibilità di utilizzare le opportunità offerte dal contratto collettivo nazionale delle cooperative sociali, riconoscendo anche momenti di formazione in orario di lavoro e un sostegno economico".
I percorsi formativi avranno una durata complessiva di 1.000 ore, secondo il nuovo profilo nazionale dell'operatore sociosanitario: 550 ore di formazione e 450 di tirocinio. Delle ore formative, 225 potranno essere svolte a distanza, altre 225 in presenza e 100 saranno dedicate alle esercitazioni pratiche.
Per favorire la partecipazione dei lavoratori, i corsi saranno organizzati con modalità compatibili con l'attività professionale, mentre i tirocini verranno definiti in collaborazione con i datori di lavoro, valorizzando anche l'esperienza già maturata nei servizi.
I gestori si impegnano inoltre a favorire la conciliazione tra lavoro e formazione attraverso una gestione flessibile degli orari e gli strumenti previsti dalla contrattazione collettiva, compresi permessi retribuiti e non retribuiti.
È previsto anche un contributo economico di 1.000 euro, riconosciuto dal datore di lavoro al momento dell'iscrizione al percorso formativo, a fronte dell'impegno del lavoratore a rimanere in servizio per almeno 24 mesi dopo il conseguimento della qualifica.
L'accordo nasce dalla necessità di affrontare una delle principali criticità del welfare regionale: la difficoltà di reperire operatori qualificati in un contesto caratterizzato dal progressivo invecchiamento della popolazione e dall'aumento dei bisogni assistenziali delle persone non autosufficienti e con disabilità.
Una situazione che si accompagna a un'elevata percentuale di abbandono della professione e che rischia di compromettere la capacità dei servizi di rispondere alla crescente domanda di assistenza. Nel 2026 il Fondo regionale per la non autosufficienza sfiora i 594 milioni di euro, ma il rafforzamento delle risorse economiche deve confrontarsi con la disponibilità effettiva di personale qualificato.
"Un patto tra istituzioni, imprese e sindacati per affrontare insieme, con strumenti concreti, chiari e condivisi, una delle principali sfide del nostro sistema sociosanitario", sottolinea Isabella Conti, assessora regionale al Welfare e Terzo settore. "La Regione investe risorse economiche importanti, i gestori privati si impegnano a sostenere i lavoratori durante il percorso formativo, le organizzazioni sindacali accompagnano un progetto che valorizza professionalità, occupazione e qualità dei servizi".
L'assessora evidenzia inoltre come l'intesa rappresenti il risultato di un confronto complesso, caratterizzato dall'adesione unanime delle associazioni dei gestori privati e dalla partecipazione delle organizzazioni sindacali firmatarie.
Oltre alla Regione Emilia-Romagna, hanno sottoscritto il memorandum le organizzazioni sindacali Cgil Emilia-Romagna e Cisl Emilia-Romagna e tutte le associazioni di categoria dei gestori privati coinvolte: Legacoop Emilia-Romagna, Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna, AGCI Imprese Sociali Emilia-Romagna, ANASTE Emilia-Romagna, Comitato regionale AIAS Emilia-Romagna, ANFFAS Emilia-Romagna, UNEBA Emilia-Romagna e AIOP Emilia-Romagna.
Per verificare l'attuazione degli impegni assunti sarà istituito, presso l'assessorato regionale al Welfare e Terzo settore, un tavolo di monitoraggio con le parti sociali aderenti. Il tavolo avrà il compito di seguire l'andamento dei percorsi formativi, verificarne la distribuzione territoriale e valutare l'efficacia delle misure introdotte.