Dopo il riconoscimento istituzionale da parte dell’Unione Europea, è ora necessario dotare l’economia sociale di un quadro normativo adeguato e coerente. È questo il messaggio emerso dal seminario “Promuovere e favorire l’Economia sociale: framework per un’Europa resiliente e competitiva”, che si è svolto a Bruxelles presso il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), promosso da Cooperatives Europe, Confcooperative e Federcasse.
L’iniziativa si inserisce nel percorso avviato con il Piano di Azione della Commissione Europea del 2021, rafforzato dalla Risoluzione del Parlamento europeo del 2022 e dalla Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea del 2023, che hanno riconosciuto ufficialmente l’economia sociale come quattordicesimo ecosistema industriale europeo. A fronte di questo importante passaggio, il confronto ha posto l’accento sulla necessità di tradurre il riconoscimento in strumenti normativi e finanziari efficaci, in grado di valorizzare pienamente il settore.
Nel corso del seminario è stato evidenziato come l’economia sociale rappresenti una componente rilevante del sistema economico europeo. “L'economia sociale rappresenta una componente fondamentale dell’economia europea con 4,3 milioni di imprese e oltre 11,5 milioni di occupati – ha sottolineato il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini –. Le cooperative ne sono parte integrante con 4,5 milioni di occupati, di cui 1,3 milioni in Italia e circa 550.000 nelle 16.000 imprese associate a Confcooperative, che rappresentano il 4% del PIL”. Un contributo determinante per la coesione sociale, il presidio delle aree interne e la valorizzazione dei territori.
Il direttore generale di Federcasse, Sergio Gatti, ha richiamato il ruolo centrale delle banche cooperative a mutualità prevalente, come le BCC e le casse rurali, evidenziandone le caratteristiche distintive: il radicamento territoriale, la governance democratica basata sul voto capitario e la destinazione degli utili a riserva indivisibile. Da qui la richiesta di coerenza tra il riconoscimento teorico dell’economia sociale e l’adozione di norme conseguenti, a partire da una revisione della regolamentazione bancaria secondo criteri di semplificazione e proporzionalità, fino all’introduzione di strumenti come un “Social Economy supporting factor” per favorire il credito al settore.
Sulla stessa linea Gabriele Sepio, segretario generale della Fondazione Terzjus, che ha sottolineato come il quadro giuridico e fiscale debba accompagnare l’evoluzione culturale ed economica dell’economia sociale. Le conclusioni, affidate a Giuseppe Guerini, presidente di Cooperatives Europe e portavoce della categoria “Economia Sociale” presso il CESE, hanno richiamato la necessità di una nuova narrativa capace di valorizzare il ruolo delle cooperative e delle imprese sociali nello sviluppo inclusivo europeo.
Il confronto si è svolto in un contesto internazionale complesso, segnato da tensioni geopolitiche, transizioni verde e digitale, dinamiche demografiche e crescenti disuguaglianze territoriali. In questo scenario, è emersa con forza la necessità di politiche coordinate, di un allineamento tra iniziative europee e strategie nazionali e di nuovi strumenti giuridici e finanziari per sostenere lo sviluppo del settore. Non si tratta, è stato ribadito, di introdurre vantaggi, ma di riconoscere il valore oggettivo di un comparto che contribuisce in modo determinante alla crescita economica, all’occupazione e alla coesione sociale in Europa.