C’È LA COOPERAZIONE NEL “MANIFESTO PER RIABITARE L’ITALIA”

C’È LA COOPERAZIONE NEL “MANIFESTO PER RIABITARE L’ITALIA”

Il contributo del direttore di Confcooperative Reggio Emilia, Giovanni Teneggi, nel libro che mette insieme le proposte per uno sviluppo sostenibile tra centro e periferia.

venerdì 10 luglio 2020

È interamente curato da Giovanni Teneggi, direttore di Confcooperative Reggio Emilia e referente nazionale di Confcooperative per la cooperazione di comunità, il capitolo dedicato alla cooperazione all’interno del “Manifesto per riabitare l’Italia” edito da Donzelli. 
In 272 pagine a cura di Domenico Cermosino e Carmine Donzelli, il libro raccoglie analisi e proposte di economisti, sociologi, docenti universitari, ricercatori e imprenditori sul come rimettere in moto uno sviluppo che superi le criticità generate da una concentrazione massiccia di residenze e attività produttive, ma anche di servizi, nelle aree metropolitane, mentre tanta parte dei territori è scivolata in forme di marginalità che hanno ripercussioni profonde in termini demografici, abitativi e economici. 
Nel “Manifesto per riabitare l’Italia” sono contenute e approfondite ventotto parole chiave (da abbandoni a disuguaglianze, comunità, resilienza, migranti, cambiamento climatico, ecc.) considerate come “alfabeto ideale”, ma anche “cassetta per gli attrezzi”, per poter tornare ad un’immagine aggregata del Paese, delle tante Italie che da una parte sono svuotate e dall’altra non reggono più ai fenomeni di concentrazione avvenuti nei decenni. 
“Sono fenomeni – spiega il direttore di Confcooperative Reggio Emilia, Giovanni Teneggi – che abbiamo vissuto e stiamo vivendo anche nella nostra realtà locale, con due impatti altrettanto pesanti: da una parte con un sistema urbano che rischia di collassare in termini di viabilità, inquinamento e concentrazione di servizi sempre più difficilmente accessibili da parte della popolazione che vive nelle aree periferiche del territorio e, dall’altra, con ampie aree che si svuotano di abitanti, di attività produttive e di servizi, disperdendo risorse, esperienze e competenze al punto tale che di questi territori ci si deve poi occupare come problema e non come parte integrante di percorsi di sviluppo diffuso, più equi in termini di opportunità per tutti e certamente più sostenibili”. 
“In questo alfabeto proposto da Donzelli - prosegue Giovanni Teneggi – la parola cooperazione è fondamentale: lo è come principio, perché si propone come modello in cui le forze e le risorse non confliggono, ma si integrano, e lo è come forma d’impresa, laddove è scelta e partecipata da persone e comunità che si riappropriano di percorsi che portano alla crescita senza mitizzarla, ma come condizione per vivere, abitare, lavorare”. 
“Questo – osserva Teneggi – vale tanto nelle aree più distanti dai centri urbani quanto nelle periferie e in altre aree delle città, ormai svuotate di funzioni che sono andate a concentrarsi altrove con ripercussioni pesanti sulle piccole attività imprenditoriali dell’artigianato, del turismo e del commercio di vicinato, riscoperti in parte nella fase più drammatica del Covid, quando la prossimità è ritornata – forzatamente – a rappresentare un valore straordinario”. 
Lo stesso libro di Donzelli fa riferimento alla pandemia, che ha mostrato i limiti di centri urbani trasformati, nel tempo, da “centri direzionali” riconosciuti da tutte le aree territoriali, a unici cuori pulsanti in termini produttivi e anche sanitari, in grave difficoltà a reggere allo shock Covid. 
“Questa drammatica emergenza – conclude Teneggi – ha mostrato a tutti ciò che già era presente, cioè uno sviluppo squilibrato che priva di opportunità ed impoverisce chi ne resta ai margini, ma incide negativamente anche sulla vita di chi ne è al centro”.