OSTRICHE MADE IN ITALY, PRONTO BUSINESS DA 2 MILIONI

OSTRICHE MADE IN ITALY, PRONTO BUSINESS DA 2 MILIONI

La sfida di Confcooperative FedAgriPesca alla Francia dopo la scoperta fatta nella Sacca di Goro. Ecco l’articolo dell’ANSA.

lunedì 25 maggio 2020

È solo il nome straniero per il resto tutto parla italiano, dal seme alle acque, dalla lavorazione alla commercializzazione. È la 'golden oyster', l'ostrica d'oro chiamata così per il colore giallo-oro assunto della conchiglia nel corso della sua crescita. Al momento viene prodotta solo in Emilia-Romagna, nella Sacca di Goro, mix tra le acque dolci del Po e le salate dell'Adriatico che riesce a dare al mollusco un sapore particolare. Una vera chicca dalle grandi potenzialità, essendo una produzione unica in Europa, perché per trovare altre Golden bisogna andare in Australia. Che tutte le ostriche possano diventare un vero business per l'Italia ne è convinta Confcooperative FedAgriPesca che lancia il 'Piano' italiano per le ostriche, una rete di piccole produzioni diffuse in tutta Italia che potrebbe valere oltre 2 milioni di euro. Basti pensare che il 97% di questi molluschi consumati in Italia, 6-8 mila tonnellate l'anno, è straniero, probabilmente francesi. "L'ostrica potrebbe rappresentare quello che è stato anni fa per le vongole veraci filippine, che nelle nostre acque hanno ritrovato l'habitat ideale per essere allevate", spiega l'associazione. Tranne qualche pioniere che ha reintrodotto negli ultimi 15 anni l'ostricoltura con piccole produzioni in Liguria, Delta del Po, Puglia e Sardegna, l'ago della bilancia commerciale oggi è ancora spostato tutto sulle importazioni. Con una produzione di circa 200 tonnellate l'anno, l'Italia non riesce a soddisfare la domanda interna.

"Creando piccoli poli produttivi in ogni marineria lungo i 7 mila chilometri di costa, con una cinquantina di quintali ciascuno - spiega Fedagripesca - l'Italia potrebbe fare concorrenza alla Francia". E i segnali della vivacità del mercato nostrano non mancano, visto che a Natale scorso le ostriche tricolori hanno fatto registrare un aumento dei consumi del 20%. Un settore molto legato alla ristorazione che assorbe il 99% del prodotto tra italiano e straniero e con il lockdown imposto per la pandemia, gli effetti si sono fatti sentire. Altro neo per il settore è il regime fiscale su cui pesa un'Iva al 22% come per i prodotti di lusso, mentre in Portogallo è al 4% e in altri paesi europei come la Francia è sotto la soglia del 10%.

"Dobbiamo eliminare questa distorsione che vede le ostriche associate ad una produzione per pochi", conclude Confcooperative Fedagripesca, che da anni si batte affinché alle ostriche venga applicato lo stesso regime che vige per tutti i prodotti di acquacoltura. Per quanto riguarda la storia dell'ostrica d'oro dell'Emilia Romagna, come racconta all'ANSA il vice presidente regionale di Confcooperative FedAgriPesca, Vadis Paesanti, nel 2016 ne sono state trovate casualmente due nelle acque della Sacca di Goro. Scoperta che ha fatto venire l'idea al biologo Eduardo Turolla di dare vita alle golden oyster. A produrla è la cooperativa Sant'Antonio di Gorino (Fe). Da 100mila esemplari si è passati a 300 mila e ora, a vantaggio della qualità, si è deciso di ridurre. "Ci siamo rimboccati tutti le maniche e siamo partiti", spiega Laurent Sitterlin, francese di nascita e italiano di adozione. "La qualità quest'anno è davvero eccezionale".

Fonte: ANSA / Sabina Licci