“SERVIZI EDUCATIVI, I COMUNI PUNTINO SULLA QUALITA”

“SERVIZI EDUCATIVI, I COMUNI PUNTINO SULLA QUALITA”

Il presidente di Confcooperative Federsolidarietà ER Antonio Buzzi interviene dalle colonne del Resto del Carlino dopo le polemiche sui bandi per educatori del Circondario di Imola.

martedì 13 settembre 2022

Le Giunte comunali non possono determinare chi vince i bandi. Ci mancherebbe, questo è un compito che spetta a funzionari, tecnici e dirigenti. E guai se non fosse così! Ma hanno una responsabilità politica evidente sulle tipologie dei bandi pubblici emanati, bandi che possono premiare più o meno il ribasso nel prezzo, oppure puntare tutto sulla qualità del servizio. In questo caso la scelta è prettamente politica ed occorre assumersene la responsabilità”.

 

Inizia così l’intervista rilasciata a il Resto del Carlino – ed. Imola da parte di Antonio Buzzi (nella foto), presidente regionale di Confcooperative Federsolidarietà, la federazione a cui aderiscono 460 cooperative sociali presenti in Emilia-Romagna con quasi 30.000 occupati e 24.000 soci. A pochi giorni dalle polemiche scoppiate a Imola sull’assegnazione del bando per gli educatori nelle scuole (dove il ribasso del prezzo ha determinato l’aggiudicazione), Buzzi intende focalizzare l’attenzione sul “vero tema di cui discutere”, ossia il fatto che “i Comuni sono nelle condizioni di scegliere la tipologia di bando per affidare i servizi educativi scolastici, premiando più la qualità dell’offerta o il prezzo”.

 

“Voglio essere chiaro – dice Buzzi al Carlino - le cooperative sociali hanno tutto il diritto di partecipare a questi bandi cercando di organizzare risposte ai bisogni delle comunità. Ma giocano alle regole che gli vengono date dalle Amministrazioni comunali. Se quei criteri premiano il ribasso in modo determinante, è frutto delle scelte della Amministrazione”.

 

In conclusione, il presidente regionale di Federsolidarietà lancia la discussione politica sull’accreditamento dei servizi educativi scolastici da farsi a livello territoriale, per superare la logica dei bandi che rischiano di premiare il ribasso sul prezzo (e quindi sul costo del lavoro).